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sabato 19 maggio 2012

Provincia di Matera Eventi - Informazioni sugli Eventi dei paesi della Provincia di Matera...

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****Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License
Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Provincia_di_Matera
Cronologia http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Provincia_di_Matera&action=history

Provincia di Matera

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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Provincia di Matera

Stato:
bandiera Italia

Regione:
Stemma Basilicata

Capoluogo:
Matera

Superficie:
3.446 km²

Abitanti:

203.726
12-2010

Densità:
59,1 ab./km²

Comuni:
Elenco di 31 comuni

Sigla:
MT

CAP:
75100, 75010-75029

Pref. telefonico:
0835

Codice ISTAT:
077

Presidente:
Francesco Stella (PD08.06.09

Sito istituzionale

La Provincia di Matera è una provincia della Basilicata di 203.726 abitanti[1].

Affacciata ad est sul Mar Ionio, confina a nord con la Puglia (Provincia di Bari e Provincia di Taranto), ad ovest con la Provincia di Potenza, a sud con la Calabria (Provincia di Cosenza).

Indice

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[modifica] Comuni

La provincia di Matera comprende 31 comuni:

[modifica] Comuni maggiormente popolosi

Di seguito vengono elencati i comuni con più di 7.000 abitanti[2].

Stemma
Comune
Popolazione
(Dicembre 2010)

Matera-Stemma.png
Matera
60.818

Pisticci-Stemma.png
Pisticci
17.927

Policoro-Stemma.png
Policoro
16.407

Bernalda-Stemma.png
Bernalda
12.258

Montescaglioso-Stemma.png
Montescaglioso
10.107

Ferrandina-Stemma.png
Ferrandina
9.072

Montalbano Jonico-Stemma.png
Montalbano Jonico
7.552

Scanzano Jonico-Stemma.png
Scanzano Jonico
7.255

[modifica] Geografia

Geograficamente è divisa in due tipologie, una pianeggiante (Metapontino) ed una collinare (Collina materana).

La prima, che si affaccia sulla costa jonica lucana, ha un clima mediterraneo con inverni miti ed estati secche e calde, la piovosità è molto bassa (intorno ai 500 mm annui). La zona collinare ha un clima più freddo in inverno con escursioni termiche notevoli e man mano che aumenta l'altitudine aumenta anche la piovosità. Spesso in inverno, dai 400 m s.l.m. in su ci sono fitte nevicate.

Fanno parte del territorio provinciale tre riserve naturali regionali (la Riserva regionale San Giuliano, il Bosco Pantano di Policoro, Oasi del WWF, e la Riserva naturale speciale dei Calanchi di Montalbano Jonico), il Parco naturale di Gallipoli Cognato - Piccole Dolomiti Lucane, il Parco archeologico storico naturale delle Chiese rupestri del Materano, detto anche Parco della Murgia Materana, ed infine una piccola porzione del Parco nazionale del Pollino.

[modifica] Economia

Il Metapontino è il cuore agricolo della provincia con un'agricoltura intensiva di tipo industriale, ma anche una buona presenza di piccole e medie industrie. È inoltre una zona a forte vocazione turistica con notevoli presenze nel periodo estivo sulle spiagge della costa jonica. Nella collina materana invece l'agricoltura è caratterizzata soprattutto da produzioni cerealicole, uliveti e vigneti. Gli insediamenti industriali più importanti si trovano nella valle del Basento e nel territorio di Matera, facente parte del Distretto del salotto.

[modifica] Amministrazioni

In provincia di Potenza, presso Brindisi Montagna, c'è un'enclave facente parte della provincia di Matera, formata da una frazione (Serra del Ponte) del comune di Tricarico.

[modifica] Note

  1. ^ Bilancio demografico ISTAT 2010
  2. ^ Bilancio demografico ISTAT: vista territoriale

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Bandiera della Basilicata
Province della Basilicata
Flag of Italy.svg

Matera · Potenza

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Categoria: Provincia di Matera

domenica 8 aprile 2012

CUBA Il tour "Isla Grande"

http://atacama.it/cuba_tour_isla_grande_atacama.htm

CUBA

Il tour "Isla Grande"

« Cuba non è solo mare e sole,
Cuba è musica, storia, natura, arte, folklore, un popolo allegro e cordiale,
Cuba si riconosce negli occhi della sua gente, nei sorrisi dei suoi bambini,
nelle mani dei vecchi che suonano la chitarra, il tamburo o fumano un sigaro...»

La chiave del Golfo; così fu definita Cuba dai colonizzatori spagnoli per la sua posizione strategica. Posta all’imboccatura del Golfo del Messico, in un punto dove convergono le tre Americhe, questa lunga e affusolata isola, la più grande dei Caraibi, dista solo 180 chilometri dalla Florida, 210 dal Messico, 140 dalla Jamaica e 70 da Haiti e Santo Domingo. Cuba con i suoi 114.097 kmq si allunga da ovest ad est in un semicerchio di circa 1.250 km ed é un ponte naturale fra l’universo anglosassone e quello latino. Cuba é circondata da più di 1500 tra isole e isolotti (i cayos), che formano quattro arcipelaghi: Canarreos, Colorados, Giardini del Re e Giardini della Regina. L’isla de la Juventud (2.200 kmq) cui Stevenson si ispirò per l’isola del tesoro, é la più grande tra le isole minori. Pianure, savane e distese erbose, ricche di palme, piantagioni di canna da zucchero e di tabacco si alternano alle regioni montagnose: la sierra de Los Organos nella regione occidentale, la sierra de l’Escambray nella regione centrale e la sierra Mestra nella regione orientale. “Terra più bella che occhio umano abbia mai visto” scrive di Cuba Cristoforo Colombo nel suo libro di bordo, quando vi approda il 24 ottobre 1492, convinto ancora di trovarsi in una provincia lontana dell’Asia. Solo 17 anni dopo, i 3.500 chilometri del perimetro di La Juana, (così l’aveva battezzata Colombo) vengono interamente circumnavigati da Sebastiàn de Ocampo e l’isola di Cuba trova il proprio posto nelle carte geografiche. Dal quel momento fino ad oggi Cuba ha visto avvicendarsi colonizzazioni, in un susseguirsi di eventi storici che hanno contribuito a formare quello che é oggi il patrimonio culturale ed umano di questo paese.

I TOUR DI CUBA

A spasso per la Isla Grande Cuba riconosciuta da molti per la bellezza delle sue spiagge e per la mitezza del suo clima è un paese ricchissimo di risorse naturali e culturali: per questa ragione a Cuba è ancora possibile esplorare barriere coralline, tra le più belle ed incontaminate dei Caraibi e visitare l’intero arcipelago, un paradiso naturalistico, dove ogni singolo elemento concorre alla conservazione dell’habitat. Ricordare la ricchezza della flora costituita da oltre 6000 specie di piante superiori, per oltre il 50% specie autoctone ed alcune delle quali vere e proprie curiosità botaniche, significa considerare Cuba come un incredibile giardino. Le montagne ed il paesaggio rurale contribuiscono a dare varietà all’isola di Cuba. Buona parte del suo territorio è di origine carsica, per cui si ritrovano abbondanti sorgenti o pozze di acqua fresca e pura oltre a grandi grotte che costituiscono una appetitosa curiosità speleologica. Anche la fauna offre specie uniche al mondo, soprattutto uccelli e pesci. Al centro dei due continenti americani, Cuba rimane la tappa obbligata per centinaia di specie migratorie. Alla bellezza della natura si unisce la storia che ha lasciato in questi luoghi la più importante testimonianza dell’epoca della colonizzazione spagnola e delle successive conquiste da parte di varie potenze dell’epoca. Cuba è ospitale grazie allo straordinario sviluppo alberghiero e turistico che si è prodotto in questi ultimi dieci anni, non senza trascurare la salvaguardia dell’ambiente. I tour proposti, con la presenza di una guida locale che parla italiano, offriranno l’opportunità di conoscere i vari aspetti del paese.

Il tour "Isla Grande"

HANNO SCRITTO DEL VIAGGIO...

Cuba - Defendemos la alegria

L'ISOLA DI CUBA

Nome: República de Cuba
Capitale:
Ciudad de La Habana
Lingua:
Spagnolo o castigliano
Moneta:
Peso (100 centavos)
Popolazione:
11.940.400 abitanti

Situazione geografica: è un arcipelago situato nel Mare delle Antille, verso la zona torrida del pianeta, fra America del Nord e America del Sud, molto vicino al Trópico del Cancro. A Cuba, l'isola più grande dei Caraibi, appartengono l'Isla de la Juventud e una grande quantità di piccole isole e cayos nei dintorni.

Curiosità geografiche: L'Isola di Cuba presenta una conformazione allungata da est a ovest e stretta da nord a sud, simile nella forma e, grazie alla vegetazione, ad un coccodrillo verde. Distanze: dal Cabo de San Antonio fino alla Penisola di Yucatán, in Messico: circa 210 km; nella parte orientale del paese, dalla Punta de Maisí fino ad Haití, attraverso Paso de los Vientos: 77 km. A nord, con la Florida, (USA): 180 km (90 miglia). A sud, 140 km fino alla Giamaica. Dall'arcipelago delle Bahamas o Lucayas vi sono fra 50 e 150 km, attraverso il Canal Viejo de Bahamas.

Superficie: Comprese le isole e i cayos misura 114.500 km2. La sola superficie dell'isola è di 107.900 km2. Dal Cabo San Antonio a Punta de Maisí, la lunghezza è di 1295 km. La larghezza massima è di 145 km dalla Punta de Practicos fino al Puerto de Mota, nella provincia di Camagüey.La larghezza minima è di 32 km dal Mariel a Majana, nella provincia dell'Avana.

Principali isole e cayos: L'isola della Gioventu (chiamata Isla de Pinos) con 3.061 km2, Cayo Coco, 1722 km2, Cayo Romano 926 m2, fra gli altri. Oggi la costruzione di una strada in terrapieno (Pedraplén) permette di raggiungere queste piccole isole o cayos. La cayeria comprende: arcipelago Las Coloradas o Guaniguanico; Jardines del Rey o Sabana-Camagüey, dove esiste una barriera corallina di 400 km di estensione, seconda sola alla grande barriera corallina australiana; Jardines de la Reina y Los Canarreos dove si trovano l'Isla de la Juventud, Cayo Largo, Rosario, Cantiles, veri paradisi terrestri per le loro spiagge e i paesaggi.

Principale regioni montuose: Grupo Sagua-Baracoa, Sierra Maestra, la catena più elevata dell'isola; Sierra Cubitas; Sierra del Rosario e Sierra de los Organos. Quest'ultima famosa per i suoi "mogotes" (colline tonde) e per le belle valli fra le montagne. Soprattutto nel Grupo Sagua-Baracoa, crescono molte piante autoctone e vengono protetti gli animali a rischio di estinzione.

Il tempo a Cuba: Vuoi consultare il tempo ora a Cuba?

PROGRAMMA DI VIAGGIO

1° Giorno 8domenica): ITALIA / HOLGUIN
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Partenza dall’Italia, arrivo nel pomeriggio. Trasferimento e sistemazione in hotel. Riunione informativa. Tempo a disposizione. Cena.

2° Giorno: HOLGUIN/SANTIAGO DE CUBA
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Partenza di buon mattino per Santiago. All’arrivo sistemazione in albergo e visita della città di Santiago: dopo L’Avana, è la città più importante del Paese ed è l’unica che possa fregiarsi del titolo ufficiale di “Città eroe della repubblica di “Cuba”, ma anche della fama di “Città ribelle” e “Città culla della rivoluzione”. Per visitare il centro storico, il punto di riferimento è la caratteristica piazza della cattedrale, la Piazza Centrale Carlos Manuel de Céspedes. Attorno a questa piazza vi sono i palazzi più celebri e le strade più importanti. Visite comprese alla Caserma Moncada, al Museo Diego Velázquez, e al Morro di Santiago. Pranzo durante la visita. Rientro e cena in hotel.

Gradisci qualche informazione su Holguin o Santiago?

3° giorno: SANTIAGO DE CUBA/ CAMAGÜEY
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Partenza per CAMAGÜEY, lungo il percorso visita al Santuario del Cobre. Il Santuario de la Virgen de la Caridad del Cobre (Madonna del Rame), si trova nel villaggio del Cobre a circa 20 Km a nordovest di Santiago, in cima a una collina panoramica, di fronte alle antiche miniere di rame. La Madonna del Rame che si venera in questa Basilica è la patrona di Cuba. Proseguimento del viaggio: lungo il tragitto breve visita della cittadina di Bayamo. Sosta per il pranzo in ristorante tipico. Continuazione del viaggio fino a CAMAGÜEY. Arrivo e sistemazione in hotel. Cena in ristorante.

4° giorno: CAMAGÜEY / SANTA CLARA
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Visita panoramica di Camaguey. Al termine, partenza per Santa Clara con sosta per il pranzo presso il ristorante tipico Rio Azul, nelle vicinanze di Ciego de Avila. Proseguimento per Sancti Spiritus con breve sosta. Continuazione per Santa Clara. Sistemazione e cena in hotel.

5° giorno: SANTA CLARA / TRINIDAD
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Visita di Santa Clara: Piazza della Rivoluzione dove si trova il Mausoleo “Comandante Ernesto Che Guevara” (visita), enorme complesso scultoreo, inaugurato in occasione del XX anniversario della sua morte; visita al treno blindato ed alla piazza Leoncio Vidal. Pranzo in loco. Continuazione del viaggio per Trinidad. Sistemazione e cena in hotel.

6° giorno: TRINIDAD / CIENFUEGOS / LA HABANA
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Percorso a piedi per Trinidad. Conosciuta come città museo, questa cittadina piena di fascino ha conservato intatte le sue case, le strade e le piazze come erano secoli fa; è stata dichiarata dall’UNESCO città Patrimonio dell’Umanità. Cocktail nel locale “Canchánchara”, che è il nome di una tipica bevanda locale a base di rum, miele e limone. Visita al Museo e alla piazza Mayor. Pranzo. Nel pomeriggio partenza per Cienfuegos e visita panoramica. Proseguimento per Avana, sistemazione e cena in hotel.

7° giorno: LA HABANA
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Percorso attraverso le storiche vie della città coloniale con visita del Palazzo dell’Artigianato, della Cattedrale e del Parco Militare Morro-Cabana. Pranzo in ristorante. Visita panoramica della città moderna, visita alla Fabbrica Ron Bocoy e percorso panoramico per il quartiere del Vedado, con soste alla Plaza de la Revolucion ed al Campidoglio. Visita al Museo della Rivoluzione. Rientro in hotel e cena.

8° giorno: LA HABANA / ITALIA
--------------------------

Trasferimento all’aeroporto e partenza per l’Italia. Pasti e pernottamento a bordo.
Per chi estende il viaggio con un soggiorno mare a Varadero, trasferimento e sistemazione nell’hotel prescelto.

9° giorno: ITALIA
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Arrivo in Italia


Possibilità di partenze di Roma Fiumicino e Milano Malpensa su richiesta
con estensioni in altre località (Cayo Levisa, Cayo largo, Playa Pesquero)

I vostri Hotels

Gli hotel utilizzati durante il tour:

Holguin: Pernik o el Bosque o Mirador de Mayabe similare
Santiago de Cuba: Melia Santiago 5* o similare
Camaguey:  Gran Hotel Camaguey 2* o similare
Trinidad: Hotel Las Cuevas 2* o similare
Cienfuegos: Jagua Hotel 3* o similare
Habana: H10 Hotel Panorama 4* o similare

Le Quote del Tour

9 Giorni - 7 notti
Tour in pensione completa

con accompagnatore parlante italiano

Partenza

Prezzo per persona
in camera doppia

Prezzo per persona
in camera singola

7 aprile 2012

€ 1.496

€ 1.616

14 aprile

€ 1.277

€ 1.398

21 e 28 aprile

€ 1.302

€ 1.422

13, 20 e 27 maggio

€ 1.209

€ 1.330

3, 10 e 17 giugno

€ 1.209

€ 1.330

24 giugno

€ 1.215

€ 1.336

1, 8 e 15 luglio

€ 1.300

€ 1.421

22 e 29 luglio

€ 1.325

€ 1.445

5 agosto

€ 1.616

€ 1.737

12 agosto

€ 1.828

€ 1.948

19 agosto

€ 1.767

€ 1.888

26 agosto

€ 1.412

€ 1.533

2 settembre

€ 1.283

€ 1.404

9, 16, 23 e 30 settembre

€ 1.232

€ 1.353

7, 14 e 21 ottobre

€ 1.232

€ 1.353

28 ottobre

€ 1.317

€ 1.438

4, 11, 18 e 25 novembre

€ 1.317

€ 1.438

2 dicembre

€ 1.317

€ 1.438

9 dicembre

€ 1.286

€ 1.406

Quote valide al raggiungimento di 2 partecipanti
Trasferimenti inclusi
Assicurazione e iscrizione € 114, tasse aeroportuali € 31, visto € 25
Adeguamento carburante, valutario e prezzo garantito: esclusi
Riduzione terzo letto bambino 3/12 anni: su richiesta

L'EVENTUALE ESTENSIONE MARE A VARADERO

Per chi volesse concludere il tour con l'estensione mare a Varadero per la durata di una settimana:

Varadero è la località più famosa della provincia di Matanzas. Dista circa due ore da Avana percorrendo la Via Bianca, un strada costiera particolarmente suggestiva. La cittadina si estende lungo la sottile striscia di terra della penisola Hicacos: più di 20 km di spiaggia di sabbia bianca e acqua turchina. È la località ideale per coppie e famiglie che vogliono unire un mare incontaminato alla possibilità di effettuare escursioni alla scoperta dell’isola, con particolare riguardo alla vicina città di Avana. A Varadero si può infatti fare di tutto: sport acquatici, equitazione, golf e pesca d’altura. Le biciclette e le moto sono un’ottima opportunità per arrivare alle spiagge più lontane e girare la cittadina. Varadero è adatta alle coppie e gruppi di amici che cercano un ambiente tranquillo e curato, ma anche la possibilità di trovare ristoranti ed una vivace vita notturna.

Il villaggio a Varadero: Turquesa (formula club)

Le sue 268 camere sono distribuite in 36 bungalow a due livelli e sono tutte dotate di letto king size o due letti, servizi privati con doccia e vasca, asciugacapelli, aria condizionata, televisore con canali via satellite, telefono con linea diretta, minibar (consumazioni opzionali), cassetta di sicurezza (a pagamento), balcone o terrazza. La capacità massima è di 3 persone.
La scelta gastronomica viene offerta da un ristorante principale e da 3 ristoranti ‘á la carte’. Presso il ristorante principale “La Colina”, dotato di aria condizionata, vengono serviti ‘a buffet’ la prima colazione, il pranzo e la cena con offerta di piatti nazionali e internazionali e piatti tematici due volte la settimana.
I ristoranti ‘á la carte’, previa prenotazione, sono: “La Piazza” che serve per cena piatti della cucina italiana; “Akeru”per gustare a cena le specialità della cucina asiatica; “Guantanamera”, un ranchon vicino alla spiaggia che serve a pranzo e a cena piatti tipici della cucina creola; “Siboney”, uno snack bar che serve la colazione continentale a metà mattina, e spuntini da tarda mattinata sino a tardo pomeriggio. Si aggiungono 3 bar: il lobby bar, un bar in spiaggia e lo snack bar “Siboney”.
La piscina dell’hotel dispone anche di un’area per bambini ed è accessibile dalle 09.00 alle 19.00. Teli mare e sedie a sdraio sono incluse anche in spiaggia. Inclusa nella formula ‘All Inclusive’ vi è la possibilità di praticare tennis e sport nautici come vela, kayaks, catamarano, snorkeling, lezione introduttiva alla subacquea ricreativa in piscina, miniclub per bambini dai 4 ai 12 anni.
L’animazione dell’hotel prevede attività diurne nella piscina e sulla spiaggia, inclusa: pallavolo, ginnastica, ping-pong; e per la sera: spettacoli e intrattenimento. Altri servizi disponibili ad opzione dei clienti: servizio medico, massaggi, boutiques, servizio di lavanderia, noleggio auto e moto, accesso ad internet. Nelle vicinanze ci sono a disposizione: campo di golf a 18 buche, passeggiate a cavallo, parrucchiere, delfinario.

Le Quote del Tour con estensione mare a Varadero

16 Giorni - 14 notti
(con estensione mare a Varadero)
Tour in pensione completa
con accompagnatore parlante italiano

Partenza

Prezzo per persona
in camera doppia

Prezzo per persona
in camera singola

7 aprile 2012

€ 1.723

€ 1.902

14 aprile

€ 1.602

€ 1.780

21 aprile

€ 1.626

€ 1.772

13, 20 e 27 maggio

€ 1.585

€ 1.867

3, 10 e 17 giugno

€ 1.585

€ 1.867

24 giugno

€ 1.610

€ 1.891

1, 8 e 15 luglio

€ 1.640

€ 1.922

22 luglio

€ 1.822

€ 2.104

29 luglio

€ 2.043

€ 2.325

5 agosto

€ 2.408

€ 2.689

12 agosto

€ 2.433

€ 2.714

19 agosto

€ 1.928

€ 2.210

26 agosto

€ 1.691

€ 1.973

2, 9, 16, 23 e 30 settembre

€ 1.572

€ 1.854

7 e 14 ottobre

€ 1.572

€ 1.854

21 ottobre

€ 1.606

€ 1.888

28 ottobre

€ 1.664

€ 1.945

4, 11, 18 e 25 novembre

€ 1.664

€ 1.945

2 dicembre

€ 1.664

€ 1.945

Quote valide al raggiungimento di 2 partecipanti
Trasferimenti inclusi
Assicurazione e iscrizione € 114, tasse aeroportuali € 31, visto € 25
Adeguamento carburante, valutario e prezzo garantito: esclusi
Riduzione terzo letto bambino 3/12 anni: su richiesta

L'EVENTUALE ESTENSIONE MARE A PLAYA PESQUERO

Per chi volesse concludere il tour con l'estensione mare a Playa Pesquero per la durata di una settimana:

Hotel Playa Pesquero *****

È un grande e raffinato complesso inaugurato all'inizio del 2003 lungo la bellissima omonima spiaggia di sabbia bianca con alberi di 'uva caleta' e ombrelloni di paglia che permettono di godere dell'ombra senza deturpare il panorama. L'ingresso dell'albergo è decorato con eleganti giardini d'acqua, dipinti murali ed addirittura una locomotiva di un originale treno a vapore che serviva un secolo fa per la raccolta della canna da zucchero. La cura del dettaglio fa di Playa Pesquero una delle strutture più belle di Cuba. Le camere ampie ed arredate con gusto, sono distribuite in bungalows a due piani nell'ampio giardino e sono tutte dotate di servizi privati, aria condizionata, telefono, televisore con canali via satellite cassetta di sicurezza (opzionale) e balcone. Sono disponibili camere per persone disabili e camere collegate. Funziona un servizio navetta che collega le varie parti del complesso tra di loro. La formula All Inclusive comprende una molteplicità di ristoranti originali e raffinati: due buffet di cucina internazionale funzionano a turno per colazione e cena; fra i vari ristoranti, che vanno prenotati solo per la cena, si può scegliere tra : uno con specialità di cucina orientale; un elegante ristorante gourmet, un altro di cucina vegetariana; il ristorante 'La Gondola', che offre specialità di cucina italiana presenta, intorno ad una terrazza coperta, una piccola riproduzione della laguna di Venezia con dei giardini d'acqua, una vera gondola portata appositamente da Venezia e passatoie in legno che conducono a piccoli gazebo da un solo tavolo per una cena romantica; il ristorante grill a la carte, che funziona per il pranzo, è ideale per chi desidera pranzare senza allontanarsi dalla spiaggia. Sono inoltre disponibili una trattoria sempre di cucina italiana che funziona a mezzogiorno solo come pizzeria, ed alla sera, come ristorante di specialità italiane, una birreria snack bar, hamburger, ecc aperto 24 ore; una gelateria, un bar, nella grande hall, con piano, prossimo all'anfiteatro, ed un bar sulla spiaggia. Sono inclusi programmi di varie attività d'intrattenimento diurno e spettacoli serali, una attrezzata palestra con attrezzi, sauna e idromassaggio (massaggi opzionali), due piscine, una con animazione ed una tranquilla, una grande jacuzzi, sport non motorizzati, quali tennis, squash, ping-pong, beach volley, giochi da tavolo, freccette, vela, windsurf, ecc. Il complesso comprende inoltre un nuovo ed attrezzato miniclub e baby club con piscina ed area giochi per bambini. Opzionali sono le cure del salone di bellezza, gli articoli di prima necessità della piccola boutique, la possibilità di uscire per battute di pesca d'altura. L'albergo organizza corsi di subacquea e la possibilità di effettuare immersioni con uscita in barca. Il Playa Pesquero è assolutamente adatto anche a viaggi di nozze o viaggi incentive. Tramite il personale residente nell'albergo è possibile scegliere tra diverse escursioni, tra cui anche la visita della città di Santiago, il giro con le jeep, o la baia dei delfini, la visita alla baia dove secondo la tradizione sbarcò Cristoforo Colombo, con interessanti vestigia di un villaggio indio dell'epoca della scoperta, o la visita ad uno dei rari cimiteri di indios scoperti nei Carabi, la visita della vicina città di Holguin che conserva la caratteristica delle tipiche cittadine cubane del secolo scorso, e delle altre spiaggie . Interessante anche un'escursione in catamarano per ammirare la bella costa frastagliata della regione.

Le Quote del Tour con estensione mare a Playa Pesquero

16 Giorni - 14 notti
(con estensione mare a Playa Pesquero)

Partenza

Prezzo

su richiesta

Tour in pensione completa
con accompagnatore parlante italiano

ESTENSIONI MARE IN ALTRE LOCALITA'

E' possibile, per chi volesse concludere il tour con l'estensione mare in altre località di Cuba:
Cayo Levisa, Cayo Coco, Cayo Guillermo, Guardalavaca, Santa Lucia o Cayo Santa Maria

INCLUSO / ESCLUSO

Le quote comprendono:
Voli andata e ritorno in classe economica
Sistemazione in hotel con trattamento e categoria indicati
Trasferimenti in arrivo e partenza salvo diversamente indicato
L'assistenza del nostro personale in loco o corrispondente
Guida locale parlante italiano

Le quote non comprendono:
Tasse aeroportuali e security charge
Assicurazioni medico/bagaglio/annullamento
Visto di entrata
Tasse interne ed in uscita dal paese da pagarsi in loco
Tutto quanto non espressamente indicato in "Le quote comprendono"

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sabato 7 aprile 2012

Les Eyzies - Informazioni sulla città di Les Eyzies e suoi Itinerari Turistici...

Francia

Bordeaux
Chamonix
Fontainbleau

Leseyzies

Paris
Cannes
Corsica
Grenoble

Lione
Strasburgo
Normandia
Champagne

Lehavre
Reunion
Biarritz
Dordogna

Versailles
Lorena

France Litterature
French Emotions
( Baci Baiser alla Francese)
Mercatini di Natale

Thanks to http://www.world66.com/
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http://creativecommons.org/licenses/by-sa/1.0 / ).

Les eyzies Travel Guide
Edit This The best resource for sights, hotels, restaurants, bars, what to do and see
B&B Ferme de Tayac
B&B Ferme de Tayac
de Paulus
It is commonplace for Les Eyzies to be introduced as the world's Prehistoric Capital and the numerous painted caves and, particularly, the proliferation of rock shelters only confirm this notion. The most varied prehistoric, and historic, styles and periods are represented, making Les Eyzies the archetypal town for travelling through the past.

This vast, motionless promenade enables us to appreciate more thoroughly the passing of prehistoric time. From La Micoque to Laugerie-Basse, from 300,000 to 5000 years B.C., prehistory at Les Eyzies lasted one hundred and fifty times longer than the Christian era.
Even if you only have a passing interest in prehistoric times, Les Eyzies would be worth a visit. if only for its site. At the confluence of the Vezere and the Beune. the little village. out of which rises an old castle converted into a museum. clings to the bottom of tall cliffs containing shelters, caves and troglodyte dwellings. crowned with green oaks and juniper trees. Having crossed the Vezere. a little road which winds between the river and the rocks follows the prehistoric "Royal road" an unimaginable succession of caves and shelters in an impressive framework of cliffs.
Les Eyzies de Tayac
The chalk uplands which surround Les Eyzies are rich in flint, crisss-crossed with dozens of secret clefts and valleys, dominated by cliffs with hidden caves made fine hunting country for prehistoric man. Solid natural materials abound for making weapons and tools, and the shelter of the rock formations made the Périgord a perfect place to live. 100,000 years ago neanderthal man walked the valley of the Dordogne and left sufficient remains to make it a focal point of prehistory. Although he was named after the small valley in Germany where, in 1856, bines were found that fit his description, it was at Le Moustier, near Les Eyzies, that archaeologists first catalogued his weapons and tools.
The oldest human skeletal remains found in the Dordogne are of Neanderthal Man. The Moustier site yielded three complete skeletons another was found at Le Rigourdou, and at La Ferrassie, near Le Bugue, seven were unearthed, including some young children's. These skeletons reveal that Neanderthal Man rarely lived to the age of thirty, and had Sophisticated burial rites involving funeral ceremonies. In some cases. the bodies were placed in dug graves and covered with earth, stones or slabs. Such respect for the dead must surely indicate that Neanderthal Man was capable of Philosophical reflection and perhaps a belief in an after life.
Tayac
Although part of Les Eyzies, Tayac is actually more than 600 years older
A small picturesque village built up against a hill, dominated by “St. Martin” a large fortified church, now national monument.
Being just 10 minutes walking distance from Les Eyzies it is a very nice place to stay if you wish to keep away from the tourist crowds and busy main street.
B&B Ferme de Tayac, next to St Martin is a former 12th century Farmhouse and Monastery is rated the #1 B&B in the Dordogne. Rooms are large and cozy, and all have a view.
USEFUL INFO
TOURIST OFFICE**
19, rue de la Préhistoire
24620 LES EYZIES de TAYAC-SIREUIL - DORDOGNE - FRANCE
Tel : 00 335 53 06 97 05 - Fax : 00 335 53 06 90 79
E-mail : contact@leseyzies.com
Opening hours
From 1st /10 to 31st /3
- open from Monday to Saturday: 9-12 / 2-6
From 1st /4 to 31st /5
- open from Monday to Saturday: 9-12 / 2-6
and on Sunday: 10-12 / 2-5
July and August
- open from Monday to Saturday: 9-7
and on Sunday: 10-12 / 2-6
June and September
- open from Monday to Sunday: 9-6
and on Sunday: 10-12 / 2-5
On the spot
ATM machine or ticket machine
change
cyber cafe
bicycle rental
Access
By road:
From Paris A10/A20
From Lyon A47/A89
From Bordeaux A89
From Marseille A55/A9/N9/N140/N89
From Nantes A83/D948/N10/D939//N89
By air:
Airport Périgueux-Bassillac: 00 335 53 02 79 70
Airport Bergerac-Roumazières: 00 335 53 57 00 09
T.A.T. Airport Brive (Corrèze): 00 335 55 86 88 36
Airport Bordeaux-Mérignac: 00 335 56 34 50 50
By train:
Train station in Les Eyzies, line Périgueux - Agen: 00 335 53 06 97 22
or enquiry office for travellers: 00 338 36 35 35 35.
A daily train for Périgueux and Sarlat
and everyday a train for Paris.
By bus:
Voyages Rey : 24260 Le Bugue - Tel: 00 335 53 07 27 22 - Fax :00 335 53 54 11 69
Accommodation
B&B Ferme de Tayac, next to St Martin is a former 12th century Farmhouse and Monastery is rated the #1 B&B in the Dordogne. Rooms are large and cozy, and all have a view. B&B Ferme de Tayac is just 10 minutes walk from the center of Les Eyzies, and in the hart of the Vezere Valley.
www.fermedetayac.com
Part or or all of this text stems from the original article at: www.fermedetayac.com/leseyzies.htm
________Sights
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Font de Gaume Les Eyzies
Font de Gaume Les Eyzies
de Paulus
Grotte de Font de Gaume
Located near Les Eyzies, on the Sarlat road, Font-de-Gaume Cave is a showpiece of Magdalenian engravings and paintings from around 14 000 BC. The flints (chisels, scrapers, blades) and other things found in the cave during the excavations testify to a continual occupation since the Mousterian age, or the age of the Neandertals.
Discovered in 1901 by D. Peyrony, the Cave, 130 m long, contains about 250 paintings. The visitor can only see 30 of them, the most beautiful ones and the best preserved. After 60 m underground, the “Rubicon” is the beginning of the decorated part of the cave, with red dots on the left wall. These caves were not used as dwellings, they were shrines, according to A. Leroi-Gourhan The Grotte de Font-de-Gaume is famous for its cave paintings from the Magdalénien period. It is entrance is 20 m above the valley floor of the Beune valley, at the lower edege of a huge limestone rock.
There are many polychrome paintings and some engravings. The 240 figures show 80 bisons, which are the dominant motive. Most other pictures are also animals, 40 mammoths, 23 horses, 17 reindeers and deer, eight primitive cow, four goats, a wolf, a bear, and two rhinoceroses. More interesting, but less frequent, are four hand outlines and 19 geometric figures.
Recommended accommodation to stay to visit Font de Gaume:
B&B Ferme de Tayac : www.fermedetayac.com a lovely B&B in a 12th century former farmhouse / monastery situated 5 min. from Font de Gaume
__________History
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Les Eyzies and the Cro Magnon
Cro-Magnons are recognized as the earliest know race of modern humans, Homo sapiens. Generally considered the earliest European descendants, Cro-Magnons lived between 10,000 and 35,000 years ago. The first Cro-Magnon specimens were discovered in France in 1868 along with many sophisticated tools, artifacts and cave paintings. Cro-Magnons are credited with creating the first calendar nearly 34,000 years ago
During construction for a railroad in 1868, a rock shelter in a limestone cliff was uncovered. Near the back of the shelter, an occupation floor was recognized, and when excavated, it revealed the remains of four adult skeletons, one infant, and some fragmentary bones. The condition and placement of ornaments, including pieces of shell and animal tooth in what appears to have been pendants or necklaces, led the researchers to think that the skeletons were intentionally buried in a single grave in the shelter.
Cro-Magnon 1 preserved the skeleton of an adult male. The individual was probably middle-aged (less than 50 years old) at his death on the basis of the pattern of closure of cranial sutures. The bones in his face are noticeably pitted (see top photograph) from a fungal infection. The skull was complete except for the teeth, which are reconstructed in the cast photographed here.
While the Cro-Magnon remains are representative of the earliest anatomically modern human beings to appear in western Europe, this population was not the earliest anatomically modern humans to evolve. The skull of Cro-Magnon 1 does, however, show the traits that are unique to modern humans, including the high rounded cranial vault with a near vertical forehead. The orbits are no longer topped by a large browridge. There is no prominent prognathism of the face.
Analysis of the pathology of the skeletons found at the Les Eyzies rock shelter indicates that the humans of this time period led a physically tough life. In addition to the infection noted above, several of the individuals found at the shelter had fused vertebrae in their necks indicating traumatic injury, and the adult female found at the shelter had survived for some time with a skull fracture. The survival of the individuals with such ailments is indicative of community support of individuals, which allowed them to convalesce.
Associated tools and fragments of fossil animal bone date the site to the uppermost Pleistocene, probably between 32,000 and 30,000 years old.
Recommended accommodation in Les Eyzies de Tayac:
B&B Ferme de Tayac : www.fermedetayac.com Lovely B&B in a 12th Century former farmhouse / monastery and just 3 minutes walk from Abri de Cro Magnon, the shelter where the skeletons were found
_______Practical Information
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TOURIST OFFICE**
19, rue de la Préhistoire
24620 LES EYZIES de TAYAC-SIREUIL - DORDOGNE - FRANCE
Tel : 00 335 53 06 97 05 - Fax : 00 335 53 06 90 79
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and on Sunday: 10-12 / 2-5
July and August
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and on Sunday: 10-12 / 2-6
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- open from Monday to Sunday: 9-6
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From Paris A10/A20
From Lyon A47/A89
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From Nantes A83/D948/N10/D939//N89
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T.A.T. Airport Brive (Corrèze): 00 335 55 86 88 36
Airport Bordeaux-Mérignac: 00 335 56 34 50 50
By train:
Train station in Les Eyzies, line Périgueux - Agen: 00 335 53 06 97 22
or enquiry office for travellers: 00 338 36 35 35 35.
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Accommodation
B&B Ferme de Tayac, next to St Martin is a former 12th century Farmhouse and Monastery is rated the #1 B&B in the Dordogne. Rooms are large and cozy, and all have a view. B&B Ferme de Tayac is just 10 minutes walk from the center of Les Eyzies, and in the hart of the Vezere Valley.
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________Day Trips
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www.walkingdordogne.com
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de Paulus
Horse riding / treks in Les Eyzies.
Horse riding in the Dordogne is an absolute unique experience, nowhere else in the world can you visibly travel through more than 250000 years of history, from neanderthal dwellings, through Cro-Magnon settlements to Medieval towns and villages, all within a day. The Vezere valley in the hart of the Perigord Noir is with it’s more than 250 UNESCO sites of interest the undisputed Prehistoric Capital of the World. Most of these sites are only accessible on foot or horseback. Vezere Valley, Lascaux, La Madeleine, Commarque, Font de Gaume, these are just a very small list of the treasures on our doorstep.
Walking Dordogne guarantees you horse riding trips and multi day treks that you will never forget, you will get to see the real Dordogne, and see places in the Prehistoric Capital of the World that tourists never get to see.
Walking Dordogne is situated in the hart of the Vezere Valley in Tayac, just 10 minutes walk from Les Eyzies de Tayac. We have the Vezere river running through our land, and stunning views of the Limestone rock faces riddled with Prehistoric dwellings.
For more info about horse riding in Les Eyzies de Tayac please visit: www.walkingdordogne.com for a complete list of activities incl. horse riding.
______Things to do
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de Paulus
See the REAL Dordogne with Walking Dordogne
Walking in the Dordogne, Horse riding in the Dordogne, Canoeing in the Dordogne, various ways to see the REAL Dordogne.
The only way to see the REAL Dordogne is to get off the roads and on the tracks. Let us take you to some of the biggest secrets the Dordogne has to offer, as well as the famous spots and attractions the Dordogne has to offer, we will also take you to Prehistoric caves, rock shelters, dwellings, underground caverns etc. none of which you will find mentioned on any maps or in any guide books... Be one of very few to visit these secret places.
Walking Dordogne started as a hobby back in 2001, since then we have spent six years exploring the Dordogne.
Based in Les Eyzies de Tayac, we have the Vezere Valley at our doorstep, the Vezere river running through our back yard.
The Dordogne has so much to offer in such a small area. More than 250.000 years of history at your feet, from Neanderthal rock shelters, to Cro-Magnon dwellings, from medieval towns & villages, to fortified bastides, all of this and lots & lots more.
The Vezere Valley is with it's more than 250 UNESCO sites of interest the undisputed Prehistoric Capital of the world. The most exciting and scenic places this amazing region has to offer is only accessible by foot, horse, canoe, or mountain bike.
Walking Dordogne guarantees to take you to these places tourists never get to see. We guarantee you an unforgettable experience, and best of all, we guarantee you the REAL Dordogne
Please visit our official site www.walkingdordogne.com

sabato 10 marzo 2012

Poesie Dialettali - Poesie e Proverbi di ogni Regione Italiana - Dialetti & Lingue...

http://www.stradivariusconcerti.com

Presenta

Regole Dialettali
Poesie in Lingua
Racconti Dialettali

Canzoni Dialettali
Poesie Dialettali

Poesie Napoletane
Poesie Siciliane
Poesie Romanesche
Poesie Milanesi

Lingua Veneta
Dialetto Veronese
Dialetto Calabrese
Dialetto Brianzolo

Dialetto Bergamasco
Dialetto Bolognese
Dialetto Romagnolo
Dialetto Modenese

Dialetto Piemontese
Dialetto Lombardo
Dialetto Ticinese
Dialetti Sud Italia

Dialetti Pugliesi
Dialetto Friulano
Dialetto Barese
Lingua Greca

Lingua Araba
Lingua Turca
Lingua Albanese
Poesie Latine

Lingua Francese
Lingua Spagnola
Lingua Irlandese

Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License
Esso utilizza materiale tratto da  http://it.wikipedia.org/wiki/Dialetti
Cronologia   http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Dialetto&action=history

Dialetto

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(Rimando da Dialetti)

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Nota disambigua - Se stai cercando riguardo i linguaggi in informatica, vedi dialetto (informatica).

Nota disambigua - Se stai cercando i dialetti d'Italia, vedi Elenco dei dialetti d'Italia.

« Il dialetto è come i nostri sogni, qualcosa di remoto e di rivelatore;
il dialetto è la testimonianza più viva della nostra storia,
è l'espressione della fantasia.
»

(Federico Fellini e Nicola Gigante)

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Un dialetto (dal greco διάλεκτος, dialektos, letteralmente "lingua parlata") è una varietà linguistica (o idioma) usata da abitanti originari di una particolare area geografica. Il numero di locutori, e l'area stessa, possono essere di dimensione arbitraria. Ne consegue che un dialetto per un'area più ampia può contenere molte varianti, che a loro volta possono contenere sottovarianti di aree ancora minori, e così via.

In generale al termine si riconoscono due principali diverse accezioni. La prima, di derivazione (nel senso del significato) più anglosassone (cui corrisponde l'inglese "dialect") prevede che il "dialetto" sia una delle "varianti" di un continuum linguistico geografico, e pertanto va sempre riferito ad una precisa famiglia linguistica ed eventualmente relazionato alla "forma linguistica di riferimento" o "principale" di tale famiglia, definita forma 'Standard' (o koinè), anche se talune famiglie possono presentare più di una forma 'standard' (si veda Diasistema).

La seconda accezione è di derivazione greca (cui corrisponde il greco antico "διάλεκτος") e vuole che il "dialetto" altro non sia che un "idioma" con una sua caratterizzazione territoriale a prescindere da qualsiasi legame con altri idiomi vicini (che possono esistere o meno) o con la lingua ufficiale (o lingue ufficiali) che vige nel suo territorio di pertinenza, idioma però che a differenza di altri idiomi non ha riconosciuto il rango di lingua perché non presenta (o non gli si riconosce) un uso ufficiale o comunque prestigioso.

In Italia sono diffuse, non senza confusione, entrambe le accezioni. In particolare dal punto di vista politico, legislativo e giurisprudenziale il termine "dialetto" è usato, fedelmente alla seconda accezione, per definire qualsiasi lingua romanza (ma spesso anche slava, germanica, ellenica o albanese) parlata in un'area geografica del Paese e che non goda dello status di "lingua" (ufficiale o coufficiale), nella quale categoria ricadono ad esempio diversi idiomi romanzi dotati di storia propria e fra loro non intercomprensibili, nonché spesso dotati di una propria tradizione letteraria di rilievo, come accade per il milanese, il napoletano, il veneto e il siciliano. Altre lingue - romanze e non - sono riconosciute come lingue ufficiali assieme all'italiano in un'area amministrativa delimitata (per es. friulano in Friuli, sardo in Sardegna, catalano ad Alghero, tedesco in Alto Adige e varie altre) dove godono del pieno diritto all'insegnamento (finanziato dallo Stato) e all'uso nella comunicazione pubblica, potendo inoltre raggiungere con l'emanazione di apposite norme lo stato di sostanziale coufficialità con l'italiano. Queste "lingue" riconosciute in genere non vengono quasi mai chiamate "dialetti" anche nella pratica verbale comune delle varie regioni italiane, e la stessa legislazione (statale e regionale) per identificare sottovarianti interne a queste "lingue" preferisce sempre il termine "variante" (e suoi corrispettivi nelle lingue in questione) a scapito del termine "dialetto".

Ovviamente tale distinzione fatta tra "Lingue" riconosciute e dialetti non si basa (se non solo in parte) su criteri linguistici, quanto piuttosto su decisioni di carattere storico-politico: sia le "lingue" che i "dialetti" d'Italia sono idiomi tra loro linguisticamente indipendenti (anche se spesso apparentati se si considerano gli idiomi romanzi) e non varianti dell'italiano, cosa non valida solo per pochissimi idiomi storici quali le parlate toscane e parte delle parlate laziali, oltre naturalmente alle varie forme di Italiano praticate in tutta Italia ("italiani regionali") che risentono, luogo per luogo, dell'influsso della lingua locale, specie nell'accento e in parte nel lessico.

Un dialetto è un sistema completo di comunicazione verbale (orale o a segni ma non necessariamente scritto) con un proprio vocabolario o grammatica.

Il concetto di dialetto può essere distinto da:

  • socioletto, una varietà linguistica parlata da un certo strato sociale,
  • lingua standard, che è standardizzata per la pubblica prestazione (p. es. standard scritto),
  • gergo, caratterizzato da differenze nel vocabolario (o, in gergo linguistico, nel lessico).

Varietà linguistiche quali i dialetti, gli idioletti ed i socioletti possono essere distinte non solo dal vocabolario e dalla grammatica, ma anche da differenze nella fonologia (compresa la prosodia). Se le distinzioni sono limitate alla fonologia, si parla di accento di una varietà o inflessione anziché varietà o dialetto.

Lo studio dei dialetti, affidato alla dialettologia, non si limita a confrontare, tuttavia, differenze ed affinità dei dialetti, ma ne fornisce una precisa classificazione. Inoltre, consente di definire un quadro più ampio e dettagliato su usi e costumi delle differenti popolazioni.

Quasi sempre al dialetto fa ricorso la saggezza popolare per la formulazione dei proverbi - più o meno antichi - i quali, se particolarmente articolati e impervi nella pronuncia, diventano veri e propri scioglilingua.

Talvolta per risolvere contenziosi di poco conto è più facile sostenere le proprie ragioni esprimendosi nel gergo locale: non a caso la parola dialetto condivide la radice con i termini dialogo e dialettica con cui, secondo la filosofia, si analizzano criticamente argomenti e ipotesi opposte. Quindi, anche il dialetto può essere utile per praticare la fine arte della diplomazia.

Indice

[nascondi]

Dialetti standard e non-standard [modifica]

Nell'accezione di "variante", un dialetto standard o dialetto standardizzato o "lingua standard" è una variante caratterizzata da regole fissate di grammatica e grafia, e da un supporto legislativo o istituzionale. Tale supporto può comprendere il riconoscimento o la designazione governativa, la presentazione come forma corretta della lingua nelle scuole, pubblicazione di grammatiche, dizionari e libri di testo che avanzano una forma corretta parlata e scritta; ed una letteratura formale estesa che impiega tale dialetto (prosa, poesia, testi di riferimento, ecc.). Possono esistere più d'un dialetto (o variante) standard associati ad una lingua. È il caso di Standard British English, Standard American English e Standard Indian English che possono essere tutte definite varianti (o dialetti, secondo questa accezione) standard dell'inglese.

Una variante non standard, come una variante standard, ha un vocabolario, una grammatica, ed una sintassi completa, ma non è beneficiaria di un supporto istituzionale. Ad esempio, l'African-American Vernacular English potrebbe essere definito un dialetto non standard della lingua inglese.

"Dialetto" e "lingua" [modifica]

Non esistono criteri scientifici o universalmente accettati per discriminare le "lingue" dai "dialetti", anche se esistono alcuni paradigmi, che danno risultati spesso contraddittori. La distinzione esatta è pertanto soggettiva, e dipende dal proprio sistema di riferimento.

Le varietà linguistiche sono spesso definite "dialetti" piuttosto che "lingue":

  • perché non riconosciute come lingua letteraria, non avendo una letteratura propria
  • perché alla comunità dei locutori della varietà non corrisponde alcuno Stato a sé stante che la riconosca come propria
  • perché non sono utilizzate per redigere documenti ufficiali
  • perché il loro idioma manca di prestigio.

Così accade anche in Italia, ove per varie ragioni, tra le quali la politica fortemente centralista e massificante adottata dal fascismo, la diffusione della scolarizzazione e dei moderni mezzi di comunicazione, e dunque della lingua italiana standard, i dialetti hanno subito, a partire dal '900, una continua svalutazione sino al rischio, in taluni casi, di estinzione degli stessi.

I linguisti antropologici definiscono il dialetto come variante. In questo paradigma la differenza tra lingua e dialetto è quella tra l'astratto o il generale ed il concreto o il particolare: da tale prospettiva, nessuno parla una "lingua", tutti parlano un dialetto di una lingua. L'identificazione di un particolare variante come versione "standard" o "corretta" potrebbe essere costituita da una distinzione sociale anziché artificiale o letteraria, e quindi la lingua standard in questi casi può identificarsi col socioletto della classe di élite.

La linguistica moderna afferma che lo status sociale di "lingua" non è unicamente determinato da criteri linguistici, ma è anche il risultato di uno sviluppo storico e politico. Il croato ed il serbo diventarono lingue scritte sviluppando due tradizioni letterarie indipendenti, addirittura con l'uso di alfabeti differenti, e sono quindi considerate lingue indipendenti dai rispettivi parlanti, sebbene in realtà siano molto simili.

Il linguista yiddish Max Weinreich pubblicò l'espressione, "A shprakh iz a dialekt mit an armey un a flot" ("Una lingua è un dialetto con un esercito ed una marina"), illustrando il fatto che le lingue si creano per assimilazione. Questa è forse la dichiarazione più citata di un'analogia che è stata attribuita ad altri autori. (Weinreich dichiara esplicitamente di non averla ideata.) Qualcuno ha suggerito che la formulazione iniziale fosse di Hubert Lyautey come

« "Une langue, c'est un dialecte qui possède une armée, une marine et une aviation." ("Una lingua è un dialetto che possiede un esercito, una marina ed un'aviazione.") »

Fattori politici [modifica]

A causa della politica e dell'ideologia, la classificazione delle diverse parlate come dialetti o lingue e il loro rapporto con altri tipi di idioma, può essere controversa, e i verdetti inconsistenti. L'inglese ed il serbo-croato sono un valido esempio. Sia l'inglese che il serbo-croato hanno due varianti principali (British English ed American English, serbo e croato, rispettivamente), insieme ad altre varianti minori. Per ragioni politiche, la scelta di classificare queste varietà come "lingue" o "dialetti" porta a risultati inconsistenti: British e American English, parlati da stretti alleati politici e militari, sono quasi universalmente considerate varianti di una lingua unica, mentre le lingue standard di Serbia e Croazia, le differenze tra le quali sono del tutto paragonabili alle differenze tra le varianti dell'inglese, sono considerate da molti linguisti della regione come lingue distinti.

Gli esempi paralleli abbondano. In Libano i "Guardiani dei Cedri", un partito politico di destra fortemente nazionalista (principalmente cristiano) che si oppone ai legami del paese col mondo arabo, sostiene che il "libanese" debba essere riconosciuto come lingua separata dall'arabo ed ha finanche premuto per la sostituzione dell'alfabeto arabo con un revival dell'antico alfabeto fenicio. In Spagna, il catalano ed il valenziano vengono ufficialmente trattate come idiomi (minoritari) distinti, sebbene si tratti - secondo le dichiarazioni ufficiali della stessa Regia accademia della lingua valenziana, istituzione che regolamenta l'uso del valenziano - della stessa lingua, che ha storicamente assunto denominazioni differenti. La Regia accademia della lingua valenziana parla di una "lingua pluricentrica" - cioè con un continuum linguistico-dialettale sottoposto a norme (specialmente nel campo della regolamentazione fonetica) parzialmente differenti (come è il caso del fiammingo e l'olandese). Ciononostante, esiste nella Comunità valenziana un diffuso movimento (il blaverismo) che nega l'unità della lingua e afferma che il valenziano è, non solo giuridicamente, ma anche linguisticamente una lingua separata e differente dal catalano. Altro esempio è il moldavo: tale lingua non esisteva prima del 1945 e la comunità linguistica internazionale resta scettica sulla sua classificazione. Dopo l'annessione da parte dell'Unione Sovietica della provincia rumena Bessarabia, successivamente ribattezzata Moldavia, fu imposto l'alfabeto cirillico per la scrittura del rumeno, e numerose parole slave furono importate nella lingua, nel tentativo di indebolire qualsiasi senso di identità nazionale condivisa con la Romania. Dopo che la Moldavia ottenne l'indipendenza nel 1991 (e cambiò nome in Moldova), tornò ad un alfabeto latino modificato, come rifiuto delle connotazioni politiche dell'alfabeto cirillico. Nel 1996, però, il parlamento moldovo, citando timori di "espansionismo rumeno", rifiutò una proposta del presidente Mircea Snegur di ritornare al nome di lingua romena, e nel 2003 fu pubblicato un dizionario "rumeno-moldavo" , con l'intento di dimostrare che i due paesi parlassero lingue diverse. I linguisti dell'Accademia Rumena reagirono dichiarando che tutte le parole moldave erano anche parole rumene. Anche in Moldova, il presidente dell'Istituto di Linguistica dell'Accademia delle Scienze, Ion Bărbuţă, descrisse il dizionario come un'"assurdità" con motivazioni politiche.

In contrasto, le lingue parlate del Cinese Han sono usualmente denotate come dialetti (talvolta addirittura nel senso stretto di "variante") di una lingua cinese, per promuovere l'unità nazionale, benché siano tra loro mutualmente non intelleggibili senza un'adeguata istruzione o esperienza verbale.

Il significato dei fattori politici in un qualsiasi tentativo di rispondere alla domanda "cos'è una lingua?" è abbastanza grande da mettere in dubbio la possibilità di una definizione strettamente linguistica, senza un approccio socioculturale. Questo è illustrato dalla frequenza con cui l'aforisma discusso precedentemente dell'esercito e della marina viene citato.

Il punto di vista della linguistica storica [modifica]

Molti linguisti storici considerano ogni forma verbale come un dialetto del mezzo di comunicazione più antico da cui si è sviluppata. Questa prospettiva vede le lingue neolatine moderne come dialetti del latino, il greco moderno come dialetto del greco antico, ed il pidgin Tok Pisin come dialetto dell'inglese.

Questo paradigma non è esente da problemi. Mette al primo posto le relazioni tassonomiche; i "dialetti" di una "lingua" (che può essere a sua volta un "dialetto" di una "lingua" più antica) potrebbero essere mutuamente intellegibili o meno. Inoltre, una lingua genitrice potrebbe dar luogo a parecchi "dialetti" che a loro volta si suddividono numerose volte, e alcuni "rami" dell'albero cambiano più rapidamente di altri. Ciò può dare origine alla situazione dove due dialetti (definiti secondo questo paradigma) con una relazione genetica alquanto lontana sono più facilmente comprensibili l'uno con l'altro di dialetti più strettamente imparentati. Questo schema è chiaramente presente nelle lingue neolatine, dove l'italiano e lo spagnolo hanno un grado elevato di mutua comprensibilità, che nessuno dei due condivide con il francese, nonostante ciascuna delle due lingue sia tassonomicamente più vicina al francese che all'altra. Il francese ha subito cambiamenti più rapidi dello spagnolo o dell'italiano.

Concetti di dialettologia [modifica]

Alcuni concetti di dialettologia:

Mutua intellegibilità [modifica]

Alcuni hanno tentato di distinguere i dialetti dalle lingue dicendo che i dialetti sono mutuamente comprensibili mentre le lingue no. Ma questo concetto è meno nitido di quanto possa sembrare. I parlanti dell'italiano e dello spagnolo, ad esempio, potrebbero riuscire a comprendere una porzione considerevole dell'altra lingua, mentre i parlanti del lombardo e del siciliano, due dialetti che durante il fascismo erano considerati varianti dell'italiano, possono incontrare barriere considerevoli alla mutua comprensione, decisamente ardue per parlanti che si accingono all'altro dialetto senza averlo potuto ascoltare per sufficiente tempo, se non addirittura decisamente insuperabili per parlanti con istruzione medio-bassa. In generale comunque in Italia l'apprendimento di un "dialetto" diverso dal proprio passa sempre per una qualche forma di progressiva istruzione impartita oralmente, tipicamente in lingua italiana in quanto assai spesso unico comune anche se parlato a sua volta in diverse varianti.

Diglossia [modifica]

Un altro problema ha luogo in caso di diglossia, parola usata per descrivere una situazione dove, in una data società, esistono due lingue strettamente apparentate, una di elevato prestigio, generalmente usata dal governo e nei testi formali, ed una di basso prestigio, solitamente la lingua vernacolare parlata. Un esempio di ciò si ha per il sanscrito, che era considerato il modo di espressione corretto nell'India settentrionale, ma accessibile solo dalla classe superiore, ed il pracrito che era la parlata comune ed informale. Così accade anche in Italia, dove molti parlano in dialetto come lingua, appunto, di dialogo, mentre usano l'italiano come lingua di alto registro.

Continuum dialettale [modifica]

Un continuum dialettale è un'area linguistica le cui varianti geograficamente adiacenti sono mutuamente comprensibili, ma la comprensibilità decresce stabilmente al crescere della distanza tra le diverse varianti, in modo tale che i parlanti di aree lontane non potendosi capire vicendevolmente faticano a considerare i propri rispettivi idiomi come "varianti" di una stessa lingua (o famiglia linguistica) ma al contrario li considerano dialetti (se non lingue) indipendenti. Un esempio ben noto è il continuum afrikaans-olandese-frigio-tedesco, un'ampia rete di dialetti con quattro standard letterari riconosciuti. Anche se l'olandese standard ed il tedesco non sono mutuamente intellegibili, una catena di dialetti li collega, senza rotture nell'intellegibilità fra due dialetti adiacenti lungo il continuum. Una rete di dialetti esiste analogamente fra le lingue slave orientali, fra cui il russo, il bielorusso e l'ucraino sono riconosciuti come standard letterari. Anche il serbo-croato si può vedere come una rete di quattro dialetti importanti e tre lingue letterarie. Le lingue neolatine -- portoghese, castigliano, catalano, provenzale, francese, occitano, corso, sardo, siciliano, napoletano, italiano, ligure, piemontese, lombardo, veneto, emiliano, romancio, friulano, ma non il romeno-moldavo che è geograficamente isolato -- formano, a grande scala, un altro continuum ben noto e studiato, pur con alcune zone di marcata separazione.

Diasistema [modifica]

Un diasistema si riferisce ad una singola lingua genetica che possiede due o più forme standard. Un esempio è l'hindi-urdu o l'hindustano, che abbraccia due varietà standard principali, urdu ed hindi.

Pluricentrismo [modifica]

Una lingua pluricentrica è una lingua con diverse versioni standard, come l'inglese, il castigliano ed il portoghese.

Il sistema Ausbausprache - Abstandsprache - Dachsprache [modifica]

Un paradigma analitico sviluppato da linguisti professionisti è noto come sistema Ausbausprache - Abstandsprache - Dachsprache. Si è dimostrato popolare tra i linguisti dell'Europa continentale, ma non è altrettanto conosciuto nei paesi di lingua inglese, soprattutto tra i non linguisti. Anche se è solo uno di molti paradigmi possibili, ha il vantaggio di essere costruito da linguisti professionisti allo scopo di analizzare e categorizzare le varietà linguistiche, ed ha il vantaggio di sostituire parole cariche come "lingua" e "dialetto" con i termini tedeschi di Ausbausprache, Abstandsprache, e Dachsprache, parole che non sono (ancora) caricate di connotazioni politiche, culturali, o emotive. Potrebbe rivelarsi un utile strumento per guardare controversie linguistiche antiche ed avvelenate sotto una lente diversa.

Il dialetto in Italia [modifica]

Forte di una radicata tradizione verbale ma anche letteraria, il dialetto in Italia è servito nel tempo da spunto per la realizzazione di molti lavori teatrali entrati poi stabilmente nel repertorio di uno specifico genere chiamato teatro dialettale.

Valore culturale del dialetto [modifica]

Un valore particolare al dialetto è stato attribuito solo in tempi relativamente recenti: vale a dire da quando si è avuta piena consapevolezza della predominanza di una lingua, quella nazionale, su ogni altro tipo di parlata. Affinché i dialetti non scomparissero diventando lingue morte, si è tentato e si tenta di studiare e recuperare appieno il significato storico ed il senso culturale della parlata locale, anche in chiave di un recupero delle radici e dell'identità propri di ogni regione. Tra i principali autori di questo recupero, si pone il glottologo e studioso di dialettologia Gaetano Di Massa, autore in particolare di ricerche ed opere in vernacolo delle province di Frosinone e Latina.

Status di lingua o dialetto nelle pagine della Wikipedia in lingua italiana [modifica]

Circa il problema del discrimine tra "lingue" e "dialetti", la wikipedia in lingua italiana adotta come criterio di distinzione le modifiche di standardizzazione ISO 639-1, ISO 639-2 e ISO 639-3, definendo "lingue" gli idiomi in qualche modo ascrivibili alle "lingue" riconosciute in queste codifiche (ossia quelle a cui è assegnato un codice), e definendo "dialetti" tutti gli altri idiomi. Per effetto di tale sistema di classificazione tutte le "lingue" del territorio italiano riconosciute come tali dallo stato italiano vengono indicate con lo stesso appellativo di lingua perché sono tutte anche individuate negli standard ISO sopraindicati, tuttavia tale appellativo è esteso anche a vari altri idiomi d'Italia, politicamente riconosciuti come "dialetti" ma indicati nella Wikipedia italiana con l'appellativo di "lingua" perché anche essi individuabili negli standard ISO (ad esempio il veneto e il siciliano).

Dialetti e lingue minori in territorio italiano [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Lingue parlate in Italia.

Per approfondire, vedi la voce Elenco dei dialetti d'Italia.

Mappa dei dialetti in Italia

Una pur sommaria suddivisione dei dialetti italiani può essere tassonomicamente così riassunta: (l'elenco rispetta la convenzione di Wikipedia sull'uso dei termini "lingua" e "dialetto")

Penisole linguistiche [modifica]
Isole linguistiche [modifica]

Voci correlate [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Dialetto"

Categorie: Antropologia del linguaggio | Dialettologia | Dialetti italiani

Grazie a http://www.ugodugo.it/cunte.php

Poesia dialettale
U lucignele
‘Mbusse ‘ent’all’oglie
brucia nu lucignele.
Luce spanne attuorne
e murèa deségna
mbacce a mure scure:
Ombre longhe, ombre corte.
Facce larghe e attrappite
a le paréte appiccecate vire.
Suspira avvote ‘lla vamparèlla
avvote sfrija vulésse vulà.
Accusì ‘šta vita
‘šta vita noštra
corre luntane all’infinità.
E’ n’altaléna che fa
saglie-é-scigne
vola ‘ent’u biélle
sprufonna ‘ent’u male.
E che ‘mporta sé u štuppine
è de canape o line
e sé la carta è roscia o turchina?
Quanne l’oglie arriva a la fina
la luce ze štuta e ze ne va!
Chélla che rèšta fa brutta fina,
è la luce che sécuta a cammenà.
Corre e va! Corre e va!
Corre chiù de n’aréoplane
e te porta luntane
…all’Etèrnità.
1996
Il lumicino
Immerso nell’olio/ brucia un lumicino/ Luce spande intorno/ e ombre disegna/ sulle pareti scure/ Ombre lunghe, ombre corte/ Facce larghe ed invecchiate/ alle pareti appiccicate vedi/ Sospira a volte quella fiammella/ a volte frigge vorrebbe volar/ Così questa vita/ questa vita nostra/ corre lontano all’infinito/ E’ un’altalena che fa/ sali e scendi/ vola nel bello/ sprofonda nel male/ E cosa importa se lo stoppino/ è di canapa o di lino/ e se la carta è rossa o turchina/ Quando l’olio arriva alla fine/la luce si spegne e se ne va/ Ciò che resta fa una brutta fine/ E’ la luce che seguita ad andar/ Corre e va! Corre e va!/ Corre più di un aereoplano/ e ti porta lontano/ all’Eternità.
Férme e zitte
E’ passata la vita
rencurrènne na méta
che nen me recorde
né me ne vé’ mmènte u nome.
Ogni vota che štéva
p’arrevarla, z’alluntanava
cummé na buttiglia a mmare
che ‘rréca méssagge
pe caccherune ca pozza
menìrce a salvà.
E’ passata ‘šta vita
e l’illusione ca la méta
è vicina ze sfuma
e z’alluntana.
‘Nze lotta cchiù.
Ze so’ scunucchiate
le forze ‘é chi c’éva cunfurtà
e séme sbandate cumme
a gregge sènza pecurare.
La méta è sèmpe luntana
e chhiù cunfusa m’appare.
I’, pérò, férme e zitte
da ‘štu pošte aspètte
ché a la gènta torna la mémoria
prima ché na nova štrujjetoria
nen torna a farce reflètte.
La gènta scorda…
Prieste scorda…
(oh, quanta vote haje magnate
pane ‘nsuonne e me so’ sbauttite
da u passà d’apparécchie a šturme!).
I’, pérciò, férme e zitte aspètte
caccherune ca métte judizie
e me reporta ammènte
u nome ‘é ‘lla méta
ca me ‘ngenna ‘mpiette.
2002
FERMO E ZITTO
E’ trascorsa la vita/ rincorrendo una meta/ di cui non mi ricordo/ né mi viene a mente il nome/Ogni volta che stavo/ per raggiungerla, si allontanava/ come una bottiglia a mare/ che reca un messaggio/ per qualcuno che possa/ venire a salvarci/ E’ passata questa vita/ e l’illusione che la meta/ è vicina sfuma/ e si allontana/ Non si lotta più/ Si sono perse/ le forze di chi ci doveva confortare/ e siamo sbandati come/ il gregge senza pecoraio/ La meta è sempre lontana/ e più confusa mi appare/ Io però fermo e zitto/ da questo posto aspetto/che alla gente torni la memoria/ prima che un’altra distruzione/ non torni a farci riflettere/ La gente scorda…/ ( oh quante volte ho mangiato/ pane in sogno e mi sono impaurito/ dal passare di stormi d’aerei)/ Io però fermo e zitto aspetto/ qualcuno che metta giudizio/ e mi ricordi/ il nome di quella meta.
20 So’ turnate
Vint’anne so’ passate da quanne
ce mbarcamme pe l’Amèreca.
Recorde, pare ca fusse iére,
tate, mamma e nu’, cinche nennille.
Ke na cascetèlla ncuolle
attaccata che na capisciola
scignèmme a la štaziona.
Ciaccumpagnanne tutte l’amice
e quanne u tréne frišchiatte e partètte
nen sapèane s’u fazzulètte
l’avèana sventulijà o se ze l’avèana purtà
all’uocchie d’addò le štizze
scignèane a ‘mbonne la camicia.
E m’arrecorde quanda speranze,
quanda prumesse hai’ fatte a l’amice:
A chi ‘pprumettive la chiamata
na vota ca fusse arrevate,
a chi ‘pprumettive le dollere,
a chi sigarètte, a chi ciucculate.
Ma v’assicure nen v’haie scurdate.
Tanta lacreme haie penate
pe quanda vote v’haie penzate!
E nen ve ne diche quanne la séra
m’arretruave štrutte, štanche, sgrenate
sott’a le cupèrte, nen facév’aute
a penzà a u juorne ca fusse turnate.
Quille juorne paréva ca fusse sèmpe dumane.
E a dumane a dumane so’ passate vint’anne.
Vint’anne ru vì e mò so returnate
e finalmènte ‘štu suonne
pare ca z’è avverate.
Mò te revére Campuasce mie’
allungate da le Cése a San Giuuanniélle,
da le Camperèlle a le Limete
e me pare nu criature ca retrove crisciute
e spassianne pe ‘sse vije me sènte sperdute.
Ma po’ le piére, sule sule, me puortene
‘ncoppa le Munte.Saglie e scégne
scale e scalélle e revére
Pennine, Sanbartulumè, u Ponte Brušchie
e Sampaule e Santantuone.
Me retrove arzille
nnant’ u ciocchere appicciate
e a cantà pe’ Caitanèlla “ Oi Nénna-nénna”
e pe’ Ncurnatèlla “ Oi Peppenèlla”.
Ogni porta me recorda n’amiche
nu zie, na zia, na cummara,
pe’ dice tutta na štoria.
Da chélla funestra nen sènte chiù
Ncurnatèlla che canta…
Prima, pure de notte geranne pe ‘sse vije
nen te sentive maie sule,
‘nsacce, parèa ca štive sèmpe ‘ncumpagnija !
Parèa ca n’aute spirete abbetava pe ‘sse vije!
Camine e nen sacce, pare ca me sènte sbàuttite,
cumme se pe dént’a ‘sse vije,
che pe vint’anne me so’ purtate appriésse
chine de cante, de risa e pure de chiagne,
ze siéntene mò sule štrusce de muorte.
Mò tutt’è zitte e musce!
E pure se nu criature chiagne spurcellute
nnant’a la casa, u core nen me s’allatta cchiù,
bèncunte, quille Campuasce ca me so’
purtate mpiétte vint’anne pe’ l’Amèreca…
….E’ muorte!!!
1984
SON TORNATO
Vent’anni son passati da quando/ c’imbarcammo per l’America/ Ricordo pare fosse ieri/ babbo, mamma, e noi, cinque bimbi/
Con una cassetta in spalla/ legata con una fettuccia/ scendemmo alla stazione/ Ci accompagnarono tutti gli amici/ e quando il treno fischiò e partì/ non sapevano se i fazzoletti/ li dovavano sventolare o se li dovevano portare/ agli occhi da dove le lacrime/
scerndevano a bagnar la camicia/ E mi ricordo quante speranze/ quante promesse ho fatto agli amici/A chi promisi la chiamata/ una volta che fossi arrivato/ a chi promisi i dollari/ a chi sigarette, a chi cioccolato/Ma v’assicuro non vi ho scordato/Tante lacrime ho penato/ per quante volte vi ho pensato/ E non vi dico quando mi ritrovavo strutto, stanco, affaticato/ sotto le coperte, non facevo altro/ che pensare al giorno che fossi tornato/ Quel giorno pareva che fosse sempre domani/( E a domani a domani son passati vent’anni/
Vent’anni lo vedi, e ora sono tornato/ e finalmente questo sogno/ pare che si sia avverato/ Ora ti rivedo Campobasso mia/ allungata da Cese a San Giovannello/ da le Campere a Limiti/ e mi sembri un ragazzo che ritrovo cresciuto/ e passeggiando per le tue strade mi sento perduto/ Ma poi i piedi da soli mi riportano sui Monti/Salgo e scendo scale/ e scalette e rivedo Pennini/ San Bartolomeo, Il Ponte Bruschi e San Paolo e Sant’Antonio/ Mi ritrovo gagliardo davanti al ciocco/ acceso e a cantar per Gaetanella /” Nennanenna” e per Incoronatella “Peppenella”/ Ogni porta mi ricorda un amico/ uno zio,una zia, una comare/ per dire tutta una storia/ Da quella finestra non sento più/ Incoronatella che canta…/ Prima pure di notte girando per quelle strade/ non ti sentivi mai solo, non so/ pareva che eri sempre in compagnia/ Pareva che un altro spirito albergava per quelle strade/ Cammino e non so, pare che mi sento impaurito/ come se dentro a quelle strade/ che per vent’anni mi son portato dietro/piene di canti, di risa e pure di pianti/ si sentono ora solo fruscii di morti
/ Ora tutto è zitto e triste/ E pure se un bimbo piange nudo/davanti casa, il cuore non si intenerisce più/ dici bene, quella Campobasso che mi son/ portato nel cuore vent’anni per l’America…/ E’ morta!
La ‘ntratura
Sembrava na prucessiona
a veré ( da la Porta ‘e Sant’Antuone )
‘Ndré che purtave u patre
a canosce la nennélla so’.
Nnante jve isse
che nu mazze de sciure rusce
e che ru patre affianche.
Apprièsse secutavene
la mamma che le zijane
e po’, tutt’ammischiate,
frate e sosore,
fratecucine e sorecucine,
tutte misse ‘mbèllacopia
che nu carofene rusce mpiétte.
Réntra la casa la nènna
štèa spianne la menuta.
La purgessiona arrevata,
a la porta ha vattute
e la nènna tutt’allamparita
‘rrét’u ciardine è scappata
pecchè apparènne scurnosa
chiù bèlla mprissiona facésse.
Po’ la mamma è curruta
a chiamarla e ninamènte
z’è appresentata
che l’uocchie rerènne
‘e cuntentézza e facènne le fuse
cumm’a na attélla siamésa.
Po’ u priore, chiamate è menute,
e u cuntratte ha štennute
‘lencanne a puntine
chélla ca isse purtava
e chélla ca éssa purtava.
Ramaie pariénte
la fèsta z’aprètte
e ‘nnant’all’uocchie
ballà te verive
saucicce e presutte
mmescuotte e tentiglia
ca le stélle fa verè a pariglia.
(1958 rivista 1984)
L’entratura
Sembrava una processione/ a vedere ( da Porta Sant’Antonio)/ Andrea che portava il padre/ a conoscere la ragazza sua/ Davanti andava lui/ con un mazzo di fiori rossi/ e col padre accanto/ Appresso seguivano/ la madre con gli zii/ e poi tutti insieme/ fratelli e sorelle/ cugini e cugine/ tutti vestiti a festa/ e con un garofano rosso al petto/ Dentro casa stava/ la ragazza spiando l’arrivo/ La processione arrivata/ ha bussato alla porta/ e la ragazza tutta arrossata/ dietro al giardino è scappata/ perché apparendo scornosa/ più bella impressione facesse/ Poi la mamma è corsa a chiamarla e subito/ lei si è presentata/ con gli occhi ridenti/ di contentezza e facendo le fusa/ come una micetta siamesa/ Poi il Priore chiamato è venuto/ ed il contratto ha steso/ elencando a puntino/ ciò che lui portava/ e ciò che lei portava /Ormai parenti/ la festa s’è aperta/ e davanti agli occhi/ ballare ti vedevi/ salsicce e prosciutti/ biscotti e tintiglia/ che le stelle fa veder a pariglia.
Glossario
tentiglia – vino di tintiglia – particolare vitigno anticamente molto diffuso nel Molise.
fratecucine e sorecucine- cugini e cugine.
Tèrra mulesana
Quant’è bèlla
la tèrra d’u Mulise,
pure s’è chiéne
de vrécce e malajèrva,
che le muntagne aute,
che la néva ghianca
e che lu mare pure,
sèmpe azzurre.
E la gènta, le paisane mije,
tutta gènta bona e bèlla.
Gènta ‘ngènua, attaccata
a la tèrra e a la fatija,
gènta ca scégne da la muntagna,
gènta cu core spezzate!
Sì, u sacce, o paisane mije,
la tèrra noštra è povera,
ma bèlla cumme a éssa
‘ntèrra nen ce ne šta.
E vére ancora da la funèštra mia
chélla muntagna ghianca
d'andò na vota vedèa
u lupe ca scegnèa
chiane chiane
tutt’affamate
a ‘štu paése spaisate.
Ma la puurtà e la caraštija,
la fame e la ngurdenija d’u renare,
mannene ‘šta bona gènta
assai luntane
e ngopp’a ‘šta tèrra bèlla,
sana, aspra e forte
‘nce rèšta ché u lupe affamate.
1960
TERRA MOLISANA
Quanto è bella/ la terra del Molise/ pure s’è piena/ di pietre e malerba/ Con le montagne alte/ con la neve bianca/ e col mare pure/ sempre azzurro/ E la gente, i paesani miei/ è tutta gente buona e bella/ Gente semplice, attaccata/ alla terra e al lavoro/ gente che scende dalla montagna/ gente col cuore spezzato/ Sì lo so o paesani miei/ la terra nostra è povera/ ma bella com’è essa/ in terra non ce ne sta/ E vedo ancora dalla finestra mia/ quella montagna bianca/ da dove una volta vedevo/ il lupo che scendeva/ piano piano/ tutto affamato/ a questo paese disabitato/ Ma la povertà e la carestia/ la fame e l’ingordigia del denaro/ mandano questa buona gente/ assai lontano/ e sopra questa terra bella/ sana, aspra e forte/ non ci resta che il lupo affamato.
Nota: cuore spezzato= distrutto in quanto molte famiglie sono state smembrate dall’emigrazione
A la Fota
E’ nu pulmone rehonfie d’aria
mmiéz’a la prolva de le cave
ch’ammascichene la muntagna
a juorne a juorne e sènza posa.
Mmiéz’a le frasche de cèrque
e de gagge spenose
ché da ‘uaglione me saziavene de panéccasce (*)
è tutte nu liétte de jèrva.
Le ciérre aute fin’a ‘nciéle
so’ sponde e spundélle
addò ‘uaglione menive a rusciulijarme
che nénna štrétta a ‘štu core
ke la verrutézza d’u prim’amore.
Cantavene l’auciélle la matenata
e le turturèlle ‘ntriccianne vole
dicèane a u sèrpe gelusone:
Falle fa l’amore,va…falle fa l’amore!
Farfalle grosse quant’e nu quadèrne
veštite rosce, gialle, azzurre e ciclamine
sembravene fatine a la matina.
E pe l’aria nu profume ‘e viole
ze spannèa ‘nziéme a quille de la rosa
e tu, amore, jve la sposa
ch’arrecrijave u munne d’addore
che la freschézza de le vint’anne tuo’.
A ‘uardà chiss’uocchie
pure l’acqua frésca murmuriave
e pe nn’ spurcà ‘sse labbre z’acchiariva
facènne verè ‘nfunne la farina.
Cumm’éva bèlla, cumm’éva bèlla
chéll’acqua de la funtanèlla!
Funtanèlla de la Fota che cantave
a quištu core la canzona de l’amore,
fammela sentì ancora,
fammela sentì ancora ‘lla canzona,
sénnò i’ more pe ‘šta nuštalgija ‘e té!
La luna a séra ze mettèa
‘ncopp’u palche de le Munte,
accumpagnata da la vrézza ‘ntra le rame
e da u ciacciaccià de la ciuétta
cantav’a tutte na štrufetta
e le štélle tutt’in cor’
‘ncuraggiavene a fa l’amore.
Funtanèlla de la Fota, tu che miésce
l’acqua bèlla, fammela resentì,
fammela resentì ‘lla canzuncèlla.
1984
ALLA FOTA
E’ un polmone gonfio d’aria/in mezzo alla polvere delle cave/ che masticano la montagna/ giornalmente e senza sosta/ Tra le frasche di querce/ e di acacie spinose/ che da ragazzo mi saziavano di “pane e cacio”/ è tutto un letto di erba/ I cerri alti fino al cielo/ sono sponde e spondelle/ dove da ragazzo venivo a rotolarmi/ con l’amata stretta a questo cuore/ con la gagliardia del primo amore/ Cantavano gli uccelli la mattinata/ e le tortorelle intrecciando voli/ dicevano al serpe gelosone/ Fa lli fare all’amore/ Farfalle grosse quanto un quaderno/ vestite di rosso, giallo e ciclamino/ sembravano fatine al mattino/ E per l’aria un profumo di viole/ si spandeva insieme a quello della rosa/ e tu, amore, eri la sposa/ che rallegravi il mondo d’odore con la freschezza dei tuoi vent’anni/ A guardar i tuoi occhi/ pure l’acqua fresca mormorava/ e per non sporcar le tue labbra si rischiarava/ facendo vedere sul fondo la farinella/ Com’era bella, com’era bella/ quell’acqua della fontanella/ Fontanella della Fota che cantavi/ a questo cuore la canzone dell’amore/ fammela sentir ancora/ fammela sentir ancora quella canzone/ senno’ io muoio per la nostalgia di te/ La luna a sera si poneva/ sopra il palco dei Monti/ accompagnata dalla brezza tra i rami/ e dal ciacciaccià della civetta/ cantava a tutti una strofetta/ e le stelle tutte in coro/ incoraggiavano a far l’amore/ Fontanella della fota tu che versi /l’acqua bella, fammela risentir/ fammela risentir quella canzoncella.
(*) paneccasce: fiori di acacia.
Jèrva
Jèrva che triéme
a l’aliggià d’u viénte,
quanta sentemiénte
‘štu core te’ pe tè.
Štésa cumm’a nu mare
l’onna te ze ‘ncréspa
mèntre la bèštia annaspa
e cchiù z’attacca a té.
Jèrva, jèrva chiara,
jèrva vérde, jèrva scura,
jèrva profumata,jèrva recamata,
oh quanta vote
haje amate premènne
‘ncoppe a té!
De mènta o de tim’,
de ruta o de reddica,
de ‘ramégna o de papagne,
quante te ze magnene
vivene grazie a té!
Rént’a la massarija
è pronta ‘na recotta,
oh quanta panzarotte
z’ignene grazie a té!
Là pe la pratarija
allatta la pecurèlla,
joca la ‘uagliuncèlla
currènne ‘ncopp’a té.
Jèrva, jèrva bèlla,
jèrva sana, jèrva santa,
oh quante ze so’ sanate
avènne ferucie ‘e té!
Rirre la margarita
tutta reveštita ‘e pèrle
mèntr’i’ amore pènze a té:
M’ame, nen m’ame…
Promosse, nen promosse...
Vincésse, nen vincésse…
Quanta désidèrie haje
puošte ‘mbracce a té!
Jèrva, jèrva amica,
jèrva ca nen chiagne
quanne prém’u piére
‘ncopp’a té, quante
me manche ca quasce
me scapp’u chiagne
quann’accirene a té.
Là na stalluccia,
là nu ‘rattaciéle,
là nu ciumiénte ‘nzicche
‘ppoja ‘ncopp’a té.
Uommene scutate!
Barate a chélla che fate
ca se ‘ccusì secutate
‘nn’acceréte sulamènte a mé!
1984
ERBA
Erba che tremi a l’aleggiar/ del vento quanti sentimenti/ questo cuore nutre per te/ Stesa come un mare/ l’onda ti si increspa/ mentre la bestia annaspa/ e più si lega a te/ Erba erba chiara/ erba verde erba scura/ erba profumata erba ricamata/ Oh quantevolte/ ho amato premendo/ sopra te/ Di menta o di timo/ di ruta o di ortica/ di gramigna o di papavero/ quanti ti mangiano/ vivono grazie a te/ Dentro la masseria/ è pronta una ricotta/ oh quanti panzarotti/ si riempiono grazie a te/ Là per la prateria/ allatta la pecorella/ gioca la bambinella/ correndo sopra te/ Erba erba bella/ erba sana erba santa/ oh quanti si son curati/ avendo fiducia di te/ Ride la margherita/ tutta rivestita di perle/ mentr’io amore penso a te/ M’ama non m’ama/Promosso non promosso/ vincerò non vincerò/ quanti desideri ho/ posto tra le tue braccia/ Erba erba amica/ erba che non piangi/ quando premo il piede/ sopra te quanto/ mi manchi che quasi/ mi scappa il pianto/ quando uccidono te/ Là una casetta/ là un grattacielo/ là un avanzo di cemento/ poggia sopra te/Uomini ascoltate/ Badate a ciò xhe fate/ perché se così continuate/ non uccidete solamente me.
I’ chi so’
I’ chi so’,
chi voglie èsse’,
chi créde d’èsse’?
Niénte.
Però nu niénte
ché ha fatte sèmpe
u duvére suo’
che tutta l’anema,
servènne la gènta.
Ogge chi so’?
Niénte.
So’ nu niénte
ché dice grazie
pe’ ‘llu ziche
‘e vita che lle rèšta.
2002
IO CHI SONO
Io chi sono/ chi voglio essere/ chi credo d’essere/ Niente/ Però un niente/ che ha fatto sempre/ il suo dovere/ con tutta l’anima/ servendo la gente/ Oggi chi sono/ Niente/ Sono un niente/ che dice grazie/ per quel poco/ di vita che gli resta.
U GLIOMMERE
Quanne nasce l’ome
ficchia la manuccia rénd’u déstine
e piglia nu gliommere.
Ke ddu déta ‘cchiapp’u cape
e via via lu sfile…
Ze sberrita via facènne
u gliommere, chiane chiane,
nu poche a la vota.
E allora ze accorge
chi l’ha ‘vute luonghe
chi l’ha ‘vute curte
chi u file l’ha ‘vute a petacciélle
chi u ha ‘vute chine ‘e nurrechiélle
e chi, imméce,u file sfila lisce lisce.
Chéssa è la sciorta nostra!
Però nisciune po’ pò ricere
ca u gliommere suo’ éva
sule nurreche o tutte lisce
e s’éva curte po’, sappie isse
ca u riéste ze ru trove
stepate…‘mparavise.
2004
IL GOMITOLO
Quando nasce l’uomo/ introduce la mano nel destino/ e prende un gomitolo./ Con due dita prende il
capo/ e via via lo sfila…/ Si dipana via facendo / il gomitolo piano piano/ un poco alla volta/
E allora ti accorgi/ chi lo ha avuto lungo/ chi lo ha avuto corto /chi il filo l’ha avuto a pezzettini/
chi l’ha avuto pieno di nodini/ e chi invece il filo lo ha avuto che fila liscio liscio/ Questa è la sorte
nostra!/ Però nessuno poi può dire/ che il suo gomitolo era/ solo di nodi o tutto liscio/ e s’era corto poi
sappia lui / che il resto se lo trova/ conservato… in Paradiso.
Sott’a la cerqua
‘Ssettate a la sèggia
sott’a na cerqua
nu viécchie scôta
le zirle de l’auciélle
ché là fanne nide.
Nu libre sfoglia
e tra le déta ‘nzecchite
vota ‘lle paggene ‘ngiallite.
Ze férma nu mumènte
cumme se vulésse
recumponne u tiémpe,
pènza… la mane ‘nfronte
pe fermà u penziére.
Z’acciglie, n’atu mumente…
Ciarla la pica
‘ncima all’arbure…
chiacchiere antiche!
E u viecchie torna
a sfrunnà ‘lle paggene ,
‘nnante e ‘rréte,una a una,
chiane chiane,chiane.
Ha recapate u cape, finalmente!
Sott’a la cerqua antica
‘šta séra i’ vére
nu viécchie che sfoglia
u libre gialle de la vita.
2002
SOTTO LA QUERCIA
Seduto sulla sedia/ sotto una quercia/ un vecchio ascolta/ lo zirlare degli uccelli/ che là fanno nido/ Un libro sfoglia/ e tra le dita insecchite/ volta le pagine ingiallite/Si ferma un momento/ come se volesse/ ricomporre il tempo/ pensa…la mano alla fronte/ per fermare il pensiero/ Si acciglia, un altro momento./ Ciarla una gazza/ in cima all’albero/ chiacchiere antiche/ E il vecchio torna/a girare quelle pagine/ avanti e indietro/ una ad una, pianopiano,piano (lentamente). Ha ritrovato il capo ( della matassa), finalmente./Sotto la quercia antica/ questa sera io vedo/un vecchio che sfoglia/ il libro giallo della vita.
Desperazione
E’ morta! E’ morta!
Cumm’haja fa!
Cumm’haja fa!
‘Štu ninne ‘nzine
cu port’affà!
Ze lamentava pe la vija
‘na uagliona tutta sola
e chiagnéa che ru core
pùurèlla e resperata
p’u marite soccopate.
L’egoisme lamentava
šta štrujènne
la spècia umana.
‘ccire terra, ‘ccire sciume,
‘ccire pure piézze ‘e giuvene.
I’ nen sacce proipa,boh!
Andò va ru munne mò.
‘Nu signore che passava
vulètte sapè
che l’attreštava,
chi éva morta(?)
sé la mamma o na sora
o se fusse na cummara
p’u dulore che lamentava.
La ‘uagliona desperata
che na lacrema sciupata
“ Sciè scelate – respunnètte –
nne ru vire tutt’attuorne
šta nu munne de cecate
e la speranza z’è crepata !”
1994
DISPERAZIONE
E’ morta! E’ morta!/Come devo fare/Come devo fare/ questo bimbo in grembo/ perché lo porto?/ Si lamentava per la strada/ una ragazza tutta sola/ e piangeva di cuore/ poverina e sconsolata/ per il marito disoccupato/ L’egoismo lamentava/ sta struggendo/ la specie umana/ uccide terra, uccide fiumi/ uccide pure pezzi di giovani/ Io non so proprio,boh!/ dove va il mondo ora/ Un signore che passava/volle sapere/ cosa la rattristava/ chi era morta/ se la mamma o una sorella/ o se fosse solo una comare/ per il dolore che lamentava/ La ragazza disperata con una lacrima sciupata/ ! Sei scemo- rispose-/non lo vedi tutto intorno/sta un mondo di ciechi/ e la speranza è crepata!”
Séra d’aušte
Ché fèšta ‘n ciéle!
Chiovene pèrle e diamante
‘ncopp’a la muntagna dištante.
‘Uagliune auzene mane
a ‘nzignà u mištére ‘n ciéle:
una là, là n’auta e po’…
po’ u cunte ze pèrde luntane.
So’ tante a ‘nzignà
le štélle cadènte
ché lucene ‘nciéle d’éštate.
So’ tante a sperà
ché nu désidèrie z’avvére ‘n’ištante.
La luna ‘rrét’a la casera gialla
ze fa roscia de fuoche
e canta all’amore.
Svigliete core mi’
canta pure tu
‘nziéme a la luna ‘sta šéra!
Ma ‘mbambalite, i’ rèšte
a ‘uardà la luna fatata
e le štélle che ballene
e cantene ‘ént’a la nuttata.
‘Šta séra me sènte ‘uaglione
che rèšta ‘ncantate
a la voce che conta
u cunte de la fata,
mèntre la luna d’aušte
acchiara la notte
a le ‘nnammurate.
2002
SERA D’AGOSTO
Che festa in cielo/ Piovono perle e diamanti/sulla montagna distante/ Ragazzi alzano la mano/ ad indicare il mistero in cielo/una là, là un’altra e poi…/ poi il conto si perde lontano/ Son tanti ad indicare/ le stelle cadenti/ che luccicano in cielo d’estate/ Son tanti a sperare/ che il desiderio si avveri una volta/ La luna dietro la casa gialla/ si fa rossa di fuoco/ e canta all’amore/ Svegliati cuore mio/ canta pure tu/ insieme alla luna ‘sta sera/ Ma confuso io resto/ a guardare la luna affatata/ e le stelle che ballano/ e cantano nella nottata/ Questa sera mi sento ragazzo/ che resta incantato/ alla voce che narra/ il racconto della fata/ mentre la luna d’agosto/ rischiara la notte/ agli innamorati.
DULORE
Quanne ‘ssa facce de céra
na spina ze sènte
e arrescigne le riénte
e nu pungeche ‘ngènne
rént’u core,
allora so’ i’ che resènte
u dulore
e te vasce ‘sse gote
t’assughe le lacreme d’ore.
Tu cuntènta
repiglie u culore
e doce t’arape all’amore.
2005
DOLORE
Quando cotesta faccia di cera/ una spina si sente/e stringe i denti/ e un punto brucia/ nel cuore/ allora sono io che risento / il dolore/ e ti bacio le gote / t’asciugo le lacrime d’oro/ Tu contenta / riprendi il colore/ e dolce t’apri all’amore.
Transumanza
Ché è ‘štu rumore de passe
‘štu scampanijà leggiére
che férma u suonne e u penziére
e štraporta l’anema pe la vija?
Ché è ‘šta museca doce e antica
ca me rapisce e me métte
na gulija de cerca’ la natura?
So’ le pašture ché da la Puglia
puortene le bèštie a la muntagna.
Passene lamentose vacche pècure e crape
appriésse a u capemandra.
Štanne attiénte le cane
a la pècura sbandata.
Arréte u mule sbatte le zuocchele
ferrate e ségna u passe e dà core
all’ajne frische nate
ché chiama ancora mammamè.
Voce ze richiamene ne la nuttata
e penziére vanne luntane a la sposa lassata.
So’ le voce de le pašture
che vanne pe le tratture
secutanne u richiame fatate
e la voce de le patre
e fanne la transumanza.
2002
TRANSUMANZA
Cos’è questo rumore di passi/ questo scampanio leggiero/ che ferma il sonno e il pensiero/ e ti porta l’anima per la via?/ Che è questa musica dolce e antica/ che mi rapisce e mi mette/ una voglia di cercar la natura?/ Sono i pastori che dalla Puglia/ portano le bestie alla montagna/ Passano lamentose vacche pecore e capre/ appresso al capomandria/ Stanno attenti i cani/ alla pecora sbandata/ Dietro il mulo batte gli zoccoli/ ferrati e segna il passo e dà cuore/ all’agnello appena nato/ che chiama ancora mammamè (voce onomatopeica che sta per mamma mea)/ Voci si richiamano nella notte/ e pensieri vanno lontano alla sposa lasciata/ Sono le voci dei pastori/ che vanno per i tratturi/ seguendo il richiamo fatato/ e la voce dei padri/ e fanno la transumanza.
Chiove
Chiove e štizze sbattene
mbacce a le vrite.
U nase squacciate a la laštra,
passene pe’ cape penziére:
quille è muorte ‘e subbete,
u tale ze n’è jute k’u tumore,
zembrosie ha tuote l’ajdds,
là è scuppata l’atommeca…
Mbacce a le vrite
štizze sbattene e ze mpèrlene.
La pecundrija m’abboglie e pènze:
ajdds, vruscele, tumore,
atommeca, droga, diossina,
quanta ‘ndruglie avveliénene
‘šta vita noštra longa
quant’a na sciammata ‘e frusce.
E fru-fru me scorre pe le ‘rine
u tremuricce che ncaténa u core.
Atommeca…Aidds… Tumore…
Oddije! Ma ce sarà dumane
pe le ninne nuoštre
na spéra ‘e sole?
E ‘ntante fore chiove,
le stizze sbattene
mbacce a le vrite
e…necheléjene!
1987
3° Classificato Premio Cremonese 1987
Motto: Sul mio capo le pene del mondo.
Giudizio della Giuria presieduta da Sabino D’Acunto:
“ Una poesia che si cala nel vivo della nostra dura attualità e nella sua economia informativa lancia segnali che rimandano il lettore alla lacerante realtà del contesto sociale nel quale viviamo ( chiove ). La tematica come fatto storico si inserisce in una tipicità contenutistica essenziale dove anche un fenomeno naturale diventa, per la condizione umana, una metafora.
PIOVE
Piove e gocciole battono/ sui vetri/ Il naso schiacciato alla lastra/ passano per capo pensieri/quello è morto d’infarto/ il tale se n’è andato col tumore/ sempronio ha preso l’AIDS/ là è scoppiata l’atomica/Sui vetri/ gocciole sbattono e si imperlano/ La depressione mi avvolge e penso/aids,brufoli, tumori,/ atomica,droga,diossina/ quanti intrugli avvelenano/ questa vita nostra lunga/ quanto la fiammata di un fuscello/E fru-fru mi scorre per le reni/ il tremore che blocca il cuore/ Atomica…AIDS…Tumore…/Mio Dio! Ma ci sarà domani/ per i nostri bimbi/ un raggio di sole?/ E intanto fuori piove/ le gocciole battono/sui vetri/e brillano.
L’angiulille de la scola
Ottobre nu dulore ci ha lassate
e rént’u core na frana z’è ‘ncrijata,
pecchè de štu Muliše amar’
u Signore le mèglie
figlie z’ha chiamate.
Štèane a la scola ‘ncumpagnia
a lègge e scrive de štoria e poésia
quanne la tèrra tréma
e nne dà scampe ‘rrubbanneze
la vita de tutte quante.
Vintisètte uagliune bèll’assaie
vintisètte angiulille allarganne l’ale
e che lore la maéštra a vole ze menaie
ca avèane fatte patte
de nne separarze maie.
Mò San Giuliane chiagne
la Santa e l’Angiulille suo’
speranne ché la tèrra ‘ntréma chiù.
Vulésse sapé, Signore, pecchè
a ‘šta terra te piglie le mèglie
figlie suo’? Pecchè la vita
sparagne a brejante e assassine
ché de malefatte štrujjene
u munne ca scié fatte tu?
Mò pe ‘lle uagliune
le mamme scunzulate
chiagnene e ze štrujjene
e nen ce šta parola
che fréna ‘llu dulore.
Nuèmbre a chiéne mane
le lacreme recuoglie
e tu, Signore, ‘n ciéle,
che te scié pigliate l’Angele
acquiéta de ‘šte mamme
le péne e lu dulore
e guarda ke l' amore
a chi è remašte orfene
de la Santa de la scola.
2002
GLI ANGIOLETTI DELLA SCUOLA
Ottobre un dolore ci ha lasciato/ e dentro al cuore una frana si è creata/ perché di questo Molise amaro/ il Signore i migliori/ figli a lui ha chiamato/ Stavano a scuola in compagnia/ a leggere e scrivere di storia e poesia/ quando la terra trema/ e non dà scampo rubandosi/ la vita di tutti quanti/ Ventisette bambini belli assai/ ventisette angioletti allargarono le ali/ e con loro la maestra a volo li seguì/chè avevano fatto patto/ di non separarsi mai/ Ora S.Giuliano piange/ la Santa e gli Angioletti suoi/ sperando che la terra non tremi più/ Vorrei sapere Signore perché/ a questa terra ti prendi i migliori/ figli suoi? Perché la vita/ risparmi a briganti e assassini/ che di malefatte distruggono/ il mondo che hai creato tu?/ Ora per quei bambini/ le mamme sconsolate/ piangono e si struggono/ e non c’è parola/ che freni quel dolore/ Novembre a piene mani/ le lacrime raccogli/ e tu, Signore, in cielo/ che ti sei preso gli Angeli/ acquieta di queste mamme/ le pene e il dolore/ e guarda con amore/ a chi è rimasto orfano/ della Santa della scuola.
All’avv. Tommaso Bucci a cui tanto piacque questa poesia
La ficétra e la nénna
Na ficétra ‘e chiuppe ché z’arrecriave
a zumpà fin’all’ulme de na štrepparèlla
‘n faccia a la riva d’u sciume,
sènte na nénna strujerze appujata
appiére d’u tronche nuduse.
- Pecchè chiagne nénna?- addummannatte l’auciélle.
- U spose m’ha lassata e mò so’ remašta sola
e u dulore me préme mpiétte
e me ne voglie ji’, me voglie accirre.-
- Maronna mè, scié pazza – arrespunnètte l’auciélle.
- Pure u chiuppariélle mò fa l’anne
facèa lu štésse a la caruta de le foglie.
Lassa ji’ ‘sse penzate. Cunzuolete!
U dulore ché tu chiame amore
è cumm’a la foglia de la noce:
Verzechèja nnascosta sott’a le lacreme
d’u viérne, ‘ngiglia a primavéra c’u sole
cucènte e ze fa arzilla e sboccia.
All’éstate canta e rirre pe la fèšta
ca le fanne le grille.
Ze štufa all’autunne ngiallite
e ze ne va pe la vija de le recuorde.
1984
LA FICETRA E LA FANCIULLA
Una ficetra di pioppo che si divertiva/ a saltare fino all’olmo di una stradina/in faccia alla riva del fiume/ sente una fanciulla struggersi appoggiata/ ai piedi del tronco nodoso/ Perché piangi fanciulla? Chiese l’uccellino/ Lo sposo mi ha lasciata ed ora son rimasta sola/ e il dolore mi preme in petto/ e me ne voglio andare, mi voglio ammazzare/ Madonna mia sei pazza rispose l’uccellino/ Pure il pioppino or fa un anno/ faceva lo stesso alla caduta delle foglie/ Lascia stare questi pensieri.Consolati/ Il dolore che tu chiami amore/ è come la foglia del noce/Verzica nascosta sotto le lacrime/dell’inverno, ingiglia a primavera con il sole/ cocente e si fa gagliarda e sboccia./ All’estate canta e ride per la festa/ che le fanno i grilli/Si stufa all’autunno ingiallito/ e se ne va per la strada dei ricordi.
Na séra a Surriénte
N’arche ‘e paravise ze ‘nzinua
mmiéz’all’onna d’u mare
e l’aštre d’argiénte me guarda
e parla a ‘štu core
parole d’amore.
Sciure d’arance ‘é ciardine
spannene pe l’aria l’addore
e fronne ‘é limone
spiene luccele ‘é lampare luntane.
Amara è ‘št’ora pe chi šta luntan’!
E nne me pare vére
ca štènghe a Surriénte
paése de le nnammurate.
1987
UNA SERA A SORRENTO
Un arco di paradiso si insinua/ in mezzo all’onda del mare/ e l’astro d’argento mi guarda/ e parla al mio cuore/ parole d’amore/ Fiori d’arancio di giardini/ spandono per l’aria l’odore/ e foglie di limoni/ spiano lucciole di lampare lontane/ Amara è quest’ora per chi sta lontano/ E non mi pare vero/ che sono a Sorrento/ paese degli innamorati.
Mulisane p’u munne
Désidèrie ‘nganne
e speranze cuvate:
u pane.
Tu vai luntane
pe’ paisce sperdute
o mulisane.
Sule,
sènza na mamma
che te recumponne u liétte.
Sule,
sènza surrisce de ninne
ché t’appiccia u piétte.
Sule,
sènza na sposa
che te vascia ‘mmocca.
Trište,
trište e sule
chiagne nnascuoste
e nn’ lu dice maie.
Luntane,
luntane tu štaie.
U paése nell’uocchie
l’amore mpiétte
e le speranze cuvate.
Luntane tu štaie
pe’ t’abbuscà u pane.
2002-10-09.
MULISANE P’U MUNNE
Desideri in gola/ e speranze covate/ il pane/ Tu vai lontano per paesi sperduti/ o molisano/ Solo/ senza una mamma/ che ti ricompone il letto/Solo, senza sorriso di bimbo/ che ti accende il petto/ Solo/ senza una sposa/ che ti bacia sulla bocca/ Triste/ triste e solo/ piangi di nascosto/ e non lo dici mai/Lontano/ lontano tu stai/Il paese negli occhi/l’amore nel petto/e le speranze covate/Lontano tu stai/ per guadagnarti il pane.
Tèrra di Lunigiana
N’haje vište de tèrre
sparze p’u munne
da quanne so’ nate.
Ze so’ ‘mbriacate chišt’uocchie
de paisce pettate,
ma qua so’ remašte ‘ncantate
e forze štrijate
pe quanta culure
té’ matra natura.
‘Mpaštata ‘e surrise
pettata de rosa
me pare na sposa
‘šta terra a verè.
Ddu’ sciume pescuse
ze štiénnene a mare
e dall’acqua trasale
na museca arcana.
La gènta te parla
cu core e surriše
te canta na štoria,
te conta de vita.
Castiélle ‘mpuštate,
muséie alleštite,
auciélle che cantene
tra caštagne adducite.
Ohi gènte menite,
menite a ‘uardà,
ca quište è paése
da Fata crijate
e secure truuate
la tanta sperata
Félicità.
1987
TERRA DI LUNIGIANA
Ne ho viste di terre/ sparse per il mondo/ da quando son nato/Si sono ubriacati questi occhi/ di paesi dipinti/ ma qui son rimasto incantato/e forse stregato/ per quanti colori/ ha madre natura/ Impastata di sorrisi/ dipinta di rose/ mi sembra una sposa/ questa terra a vederla/ Due fiumi pescosi/ si stendono a mare/ e dall’acqua trasale/ una musica arcana/ La gente ti parla/ con cuore e sorriso/ ti canta una storia/ ti racconta la vita/ Castelli impostati/ musei allestiti/ uccelli che cantano/ tra castagni dolcissimi/ Oh gente venite/ venite a guardare/ che questo è paese/ da Fata creato/ e sicuro trovate/ la tanto sperata/ Felicità.
PENZIERE
Cumme a štreppune ‘nzecchite
penziére vu remenite
e l’anema me turmentate.
Štrade bbrecciate, piére nure
gènte affamate, cose perdute,
famiglie pèrze e ‘nnucènze vennute.
Quanta scure a luce vu repurtate!
Mò che u brutte è luntane
e l’anema pare rasserenata
so’ cose che tutte ze so’ scurdate.
E ‘stu core è preoccupate.
Quante vulésse ca chélla speranza,
ca bruciava ‘mpiétte a chi remanètte
e ché maneche affuciate armava,
turnasse a arde rent’a le piétte
‘e ‘šta giuventù,
sanghe d’u sanghe nuostre,
da nu stesse tradita e abbandunata.
2006
Pensieri
Come sterpi secchi/ pensieri voi ritornate/ e l’animo mi tormentate./ Strade brecciate, piedi nudi/ gente affamata, cose perdute/ famiglie distrutte e innocenze vendute./ Quanto buio riportate a luce!/ Ora che il brutto è lontano/ e l’anima rasserenata/ son cose tutte dimenticate./ Quanto vorrei che quella speranza/ che bruciava nei petti a chi scampò al destino/ e che maniche rimboccate armava/ tornasse ad ardere nei cuori/ di questa gioventù/ sangue del nostro sangue/ da noi stessi tradita e abbandonata.
Nu’ ddu’
Nu pire e nu mile,
na curnacchia e nu cuorve,
ddu’ core,
‘na museca sola:
Nu’ ddu’.
2002
NOI DUE
Un pero e un melo/ una cornacchia e un corvo/ due cuori/ una musica sola/ Noi due.